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    venerdì
    21mar

    Oscar Giannino: Il piano-verità ancora rinviato

    da Libero Mercato

    Ora che Ocse e Fmi si  aggiungono alle voci di chi - come noi - da mesi sostengono che gli indicatori dell'economia reale e della finanza pubblica italiana volgono a un peggio molto ma molto preoccupante, forse non c'è da stupirsi nemmeno troppo che questi temi lambiscano solo la campagna elettorale. Certo, non mancano le battute polemiche, sull'eredità di Prodi che Veltroni non cita mai, come da parte del leader del Pd sulle occasioni mancate dal precedente governo Berlusconi. Ma, in realtà, a mancare è una riflessione seria su che cosa sarà necessario fare, una volta che, contati i voti nelle urne, la politica sarà restituita al suo compito ordinario di risolvere problemi e affrontare emergenze. Non c'è da stupirsi purtroppo, del fatto che si preferiscano battute e po-lemicucce. Perché entrambi gli schieramenti preferiscono tenersi le mani libere.

    Il centrodestra preferisce non alimentare pessimismi di troppo che porrebbero finire per spaventare gli elettori. Il centrosinistra, naturalmente, tutto può essere disposto a fare tranne che dire in campagna elettorale che cinque punti di Pii di entrate in più in due anni non sono stati esattamente la miglior cura per indurre l'Italia a crescere di più. Ieri mattina mi è capitato di dire la stessa cosa a Omnibus su La7, e di scoprire che il ministro Emma Bonino è entrata a far parte dell'ormai sempre più sparuto coro dei laudatores del presunto risanamento attuato dal governo Prodi. Ho tentato con poco successo - per questioni di tempo - di replicare che è una pessima abitudine del dibattito italiano, quella di indurre nei lettori e telespettatori l'idea che ognuno si forgi i numeri a modo suo. Tutti i rapporto sull'Italia di osservatori come il Fondo monetario e l'Ocse - citati dall'ottimo ministro Bonino - ce ne fossero come lei anche se è diventata una prodiana zelante - convergono nel giudizio che il per altro modestissimo miglioramento dei saldi di deficit - dal 2,38% del deficit di competenza del 2006 (che divenne oltre il 4% solo per partite straordinarie, di origine comunitaria eper anticipazioni al 2006 di risorse girate a Fs) siamo passati a poco sotto il 2% nel 2007, ma ora il tendenziale 2008 che troverà il prossimo governo tornaarisalire verso il 3% - è tutto avvenuto sul versante delle entrate.

    Capisco la noia di questi aridi temi e numeri in campagna elettorale. E' meglio fare battute e irridersi. Detto questo però l'avviso al lettore-contribuente è che dopo il 13 aprile arriveranno secchi di acqua ghiaccia. Personalmente non sono per la linea lacrime e sangue,ma per un mix deciso di tagli fiscali come il centrodestra non è mai stato capace di fare. Purtroppo, sono molto scettico che sia convinto e pronto a farli neanche questa volta. Ma spero che sia solo una manfrina, la prudenza ostentata in campagna elettorale. Sennò, stiamo freschi.


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