IBL: La libertà economica nei programmi dei partiti
dall'Istituto Bruno Leoni
Nei programmi dei partiti c'è poco spazio per la libertà economica: lo dimostra un'analisi dell'Istituto Bruno Leoni, che ha misurato le attitudini riformatrici dei partiti a confronto con il proprio "Manuale delle riforme per la XVI legislatura" (disponibile on line qui). Per l'Istituto torinese, nei programmi vi sono alcuni spunti interessanti ma in nessun caso si osserva una visione coerentemente orientata al mercato. Il PD ottiene una buona valutazione sui temi delle liberalizzazioni e della riforma della pubblica amministrazione. Il PDL al contrario appare più orientato al mercato sulle questioni del fisco, della scuola e del lavoro. Per entrambi i partiti maggiori, la valutazione è fortemente negativa su trasporti e sanità: nel caso delle infrastrutture, l'impianto dei programmi è fondamentalmente dirigista. Per quanto riguarda invece la sanità (tema fortemente sentito dall'elettorato, come testimoniano ricerche demoscopiche recenti), si segnala l'assenza di contenuti in entrambe le forze maggiori. L'Udc si connota invece come un partito attento al tema della libertà di educazione, ma in media non distante dall'approccio economico dei due concorrenti elettorali. La Sinistra l'arcobaleno risulta invece - come prevedibile e rivendicato dai suoi stessi esponenti - una realtà impermeabile alle ragioni del mercato.
Le valutazioni dell'Istituto Bruno Leoni sono disponibili su Internet (in forma sintetica qui e in forma estesa qui). I punteggi dati dall'Istituto rientrano in un intervallo 0 (assenza di contenuti pro-mercato) - 100 (sostanziale sovrapposizione con le proposte presentate nel "Manuale delle riforme per la XVI legislatura"). L'attenzione ai temi della libertà economica è valutata al 39% per il PD, al 41% per il PDL, al 40% per l'UDC, e al 4% per la Sinistra l'arcobaleno.
"Con il nostro Manuale delle riforme", spiega Alberto Mingardi, direttore generale dell'IBL, "abbiamo voluto consegnare alla politica un'agenda di cambiamenti possibili, che potrebbero rimettere il nostro Paese sul sentiero della crescita. Utilizzandolo come termine di paragone per i programmi dei partiti, non abbiamo dunque voluto prendere per stella polare un'utopia mercatista: ma invece riforme attuabili ed in parte persino condivise, stando alla discussione pubblica. Il risultato di tale comparazione però è fortemente preoccupante, per chi ancora crede che l’Italia necessiti di robuste riforme: infatti nessun partito raggiunge la sufficienza".




































