Gianluca Alimonti: Dagli Usa un modello di ricerca al servizio dello sviluppo e dell'ambiente
Washington DC, Usa, Marzo 2008: il Dipartimento dell'Energia americano (DOE) investirà 13,7 milioni di dollari nei prossimi tre anni (anni fiscali 2008-2010) in undici progetti gestiti da Università americane con lo scopo di sviluppare tecnologia, processi e prodotti fotovoltaici avanzati. Questi progetti rientrano nell'iniziativa "America Solare" voluta dal presidente Bush, che mira ad avere energia solare economicamente competitiva con le forme convenzionali di produzione di elettricità entro il 2015. "Aumentare l'utilizzo dell'energia solare è importante anche per diversificare le fonti di energia del nostro Paese, nello sforzo di ridurre le emissioni di gas serra e la dipendenza dalle importazioni di petrolio". Considerando anche i finanziamenti delle Università e delle industrie coinvolte, si arriva ad un investimento complessivo di 17,4 milioni di dollari.
Le Università selezionate approfondiranno la conoscenza di materiali e sistemi fotovoltaici così da aiutare i partner industriali a migliorare i processi di produzione. Ciascuna Università lavorerà a stretto contatto con l'industria partner per assicurare che i progetti abbiano una focalizzazione commerciale e che i risultati raggiunti siano velocemente trasferiti ai prodotti di mercato ed ai processi costruttivi. Inoltre gli studenti saranno coinvolti negli sforzi di commercializzazione dei sistemi fotovoltaici, migliorando così lo sviluppo della forza lavoro ed inserendo professionisti qualificati nella crescente ricerca nazionale sul fotovoltaico e nello sviluppo industriale correlato.
Tali progetti sono stati selezionati a seguito del programma del DOE "University Photovoltaic Process and Product Development Support", con lo scopo di rafforzare il coinvolgimento delle Università nel crescente settore industriale. Una precedente tornata del novembre 2007 aveva già finanziato altri 25 progetti con 30,3 milioni di dollari, per un totale di quasi 50 milioni di dollari.
E l'Italia cosa fa? Da noi, manco a dirlo, non c'è un piano di investimenti nella ricerca e sviluppo di questo settore, però di soldi ne spendiamo, anzi, ne buttiamo, molti di più! Attraverso il Conto Energia si vuole incentivare l'installazione di 1200 MWp di Fotovoltaico. Quanta energia verrà prodotta? E quanto ci costerà? I conti sono alquanto semplici ed una volta raggiunto l'obbiettivo, non si arriverà a produrre lo 0,5% del fabbisogno elettrico nazionale a fronte di una spesa di poco meno di un miliardo di euro all'anno per 20 anni, come prevede l'incentivazione del Conto Energia.
Il nostro è un investimento ad "impatto zero" per almeno tre buoni motivi: impatto zero sul fabbisogno elettrico nazionale; impatto zero al fine del rientro nei limiti del protocollo di Kyoto; impatto zero sullo sviluppo della tecnologia fotovoltaica: i soldi, a noi prelevati tramite la voce A3 della bolletta elettrica, vanno alle aziende produttrici di pannelli (non italiane) ed a chi se lo installa.
Come è possibile che un paese ricco come gli Stati Uniti e con diverse fonti di energia sul proprio territorio abbia simili programmi di sviluppo così attentamente ed oculatamente finanziati e l'Italia, non certo così ricca e dipendente per l'85% del proprio fabbisogno energetico dall'estero, possa permettersi di buttare simili capitali in "sabbia"? Volendo investire in energia solare, fonte della quale, una volta tanto, non siamo carenti, non sarebbe meglio finanziare programmi di ricerca e sviluppo, dando oltretutto così la possibilità alle nostre aziende di diventare leader nel settore?




































