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    giovedì
    15mag

    Caro Sartori, a proposito dell'incompetenza...

    berlusconi_giuramento.jpgdi Elena Grandi

    Alcune considerazioni in merito all'editoriale di Giovanni Sartori apparso sul Corriere della Sera di sabato 10 maggio: Sartori, dopo avere constatato la probabile stabilità del nuovo governo e la rapidità con la quale è stata messa insieme la squadra dei ministri, scrive che  «... l'aspetto che mi colpisce di più del nuovo governo è la quasi totale e abissale incompetenza (impreparazione, inesperienza) dei suoi componenti. Salvo pochissime eccezioni (Sacconi, Tremonti, Brunetta) l'incompetenza regna sovrana».

    E' vero che finalmente, dopo anni di governi instabili, minati da alleanze fragili e mutevoli, condannati a mediare con forze interne in grado di divenire destabilizzanti, ci si trova di fronte a una situazione nuova per molti versi promettente. Chi  oggi ha ricevuto mandato di governare, potrà - se lo vorrà - (e in caso contrario avrà ben poche scuse da accampare) andare avanti in quella politica di riforme economiche e istituzionali senza le quali l'Italia appare destinata ad affondare. E' vero che il governo ha dato vita alla sua compagine in pochi giorni, anche a costo di molti più o meno velati malcontenti: ma del resto nel gioco della politica e nella furiosa corsa ai posti di potere nessuno è disposto a tirarsi indietro a buon mercato. Eppure, nonostante questo, ecco nomi nuovi, ecco la vecchia nomenclatura per lo più messa da parte, ecco personaggi non propriamente avvezzi alla politica, o che ne stavano ai margini, apprestarsi a divenirne protagonisti. Nonostante la loro supposta «incompetenza».

    Ma davvero gli unici ministri competenti sarebbero Tremonti, Sacconi, Brunetta? Non è questo un giudizio un po' riduttivo?
    Che dire di Frattini, già Ministro degli Affari esteri e investito di diverse cariche nei precedenti governi Berlusconi e Dini? In ogni caso non lo definirei un politico alle prime armi. Non cito La Russa, Bondi, Scajola, dei quali è arduo sostenere che siano sprovvisti di capacità politiche a prescindere dal fatto che tali capacità siano bene o male indirizzate: ognuno di noi è libero di esprimere un giudizio ideologico (ma questa è un'altra faccenda).

    Quanto ai ministri espressamente menzionati nell'articolo per la loro incompetenza, credo che prima di definirli tali si dovrebbe loro concedere il beneficio del dubbio. Per quanto riguarda Maroni, direi abbia saputo dimostrare, come ministro dell'Interno prima e degli Affari Sociali e del Welfare poi, di essere persona più che preparata (oltreché equilibrata, a dispetto del fatto che il suo partito, nel bene o nel male, non si caratterizzi certo per equilibrio).

    Lo stesso si può dire di Alfano, il cui curriculum di avvocato e di politico non sembra proprio quello di un uomo alle prime armi. Certo, un personaggio come Maria Stella Gelmini è alla sua prima carica importante: ma si è formata politicamente sul territorio in una delle più grandi Regioni italiane, ha maturato la sua esperienza occupandosi come assessore della PA: perché non dovrebbe essere in grado di occuparsi con buon senso e con capacità dell'Istruzione? In merito alla Prestigiacomo, se la sua esperienze pregressa non l'ha vista occuparsi espressamente di ambiente, ciò non toglie che possa ora farlo bene (se ben affiancata e consigliata): e forse farlo meglio di quanto non abbia fatto Pecoraro Scanio sul cui operato è inutile soffermarsi in questo ambito.

    Tutto questo è un male? Non ci si è augurato per anni (e il Corriere è stato, tra i tanti, portavoce di queste sacrosante istanze) un rinnovamento della nostra vecchia, corrotta, interessata, clientelare, ecc. ecc., classe politica? Non si è spesso stigmatizzato il metodo della Prima e Seconda Repubblica di assegnare ministeri, sottosegretariati, presidenze di commissioni, a personaggi la cui principale caratteristica era di appartenere da sempre alla cosiddetta "casta"? Non ci si è lamentati di essere nelle mani di politici anche anagraficamente vecchi e perciò poco propensi alla novità? Non si è plaudito quando il PD nominava candidate ventenni che si dicevano “fiere di portare in Parlamento tutta la mia inesperienza”? Crediamo forse che un ipotetico Governo Veltroni avrebbe schierato solo ministri dall'indiscutibile preparazione? E perché mai, per essere buoni amministratori, si dovrebbero avere nozioni tecniche specifiche? Perché non dobbiamo pensare che l’esperienza possa e debba essere fatta "sul campo"? I politici non nascono tali: lo diventano.

    Purtroppo sappiamo bene che anche il Berlusconi IV manterrà ben saldi nelle loro posizioni di rilievo alcuni dei soliti protagonisti; del resto è difficile prevedere che si possa rinunciare del tutto a quel sistema di accordi che è parte imprescindibile della politica. Non ci facciamo illusioni e meno che meno gridiamo a un nuovo e miracoloso sistema di occuparsi della cosa pubblica. E' vero, però, che le assegnazioni dei posti di sottosegretari e delle presidenze delle commissioni saranno determinanti per i nuovi ministeri: è lì che si vedrà (dopo che la nuova macchina governativa si sarà messa al lavoro) come e quanto ciascun ministero avrà mezzi e competenze per portare avanti progetti e riforme. I giochi, quindi, sono ancora in corso e mi sembra presto per trarre affrettate conclusioni che, altrimenti, rischiano di suonare demagogiche.

    Se si vuole criticare una compagine politica per le idee o gli indirizzi è un conto; altra cosa è entrare nel merito del valore oggettivo di scelte la cui validità, o non validità, è tutta da dimostrare. In ogni caso, a prescindere dal credo politico di ciascuno di noi, si deve riconoscere a chi ha vinto le elezioni il merito di avere saputo essere convincente presso l'elettorato: ora non possiamo fare altro che attendere e vedere come, quando e  quanto di quel che è stato promesso sarà messo in pratica. Il fatto è che quel che è stato promesso comporterà fatica, sacrifici, rinunce e risultati visibili solo sulla lunga distanza. Un ultimo appunto: i danni causati ad Alitalia non sono venuti solo dalla cattiva gestione del suo gruppo dirigente, ma da un insieme di circostanze nelle quali i governi e, soprattutto, i sindacati hanno giocato un ruolo tanto rilevante quanto quello dei dirigenti della società.


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