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<!--Generated by Squarespace Site Server v4.1.2 (http://www.squarespace.com/) on Sun, 11 May 2008 21:31:51 GMT--><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"><title>Decidere.Net - politica ad alta velocità</title><subtitle>Home</subtitle><id>http://www.decidere.net/home/</id><link rel="alternate" type="application/xhtml+xml" href="http://www.decidere.net/home/"/><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.decidere.net/home/atom.xml"/><updated>2008-05-09T11:56:40Z</updated><generator uri="http://www.squarespace.com/" version="Squarespace Site Server v4.1.2 (http://www.squarespace.com/)">Squarespace</generator><entry><title>Massimo Melica: Redditi on line, questione di diritto mentre la Rete resta sconosciuta</title><category>Le Opinioni di...</category><id>http://www.decidere.net/home/2008/5/5/massimo-melica-redditi-on-line-questione-di-diritto-mentre-l.html</id><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decidere.net/home/2008/5/5/massimo-melica-redditi-on-line-questione-di-diritto-mentre-l.html"/><author><name>[redazione]</name></author><published>2008-05-05T09:31:28Z</published><updated>2008-05-05T09:31:28Z</updated><summary type="html" xml:lang="it-IT"><![CDATA[<img style="float: left; width: 244px; height: 205px" alt="redditi01G.jpg" src="http://www.decidere.net/storage/immagini-per-articoli-home-page/redditi01G.jpg?__SQUARESPACE_CACHEVERSION=1209985466078" />E&rsquo; il 30 aprile, tutto &egrave; pronto per un fine settimana al mare, complice il ponte del primo maggio. Si chiude lo studio, si salutano i collaboratori, ci si da appuntamento al luned&igrave; successivo, magari rilassati dopo aver preso la prima abbronzatura primaverile. Squilla il telefono ed agitato un cliente mi riporta la notizia che i suoi dati fiscali sono on line, &quot;va bene&quot;, rispondo con fare sbrigativo, &quot;ma qual &egrave; il problema?&quot;. &quot;Avvocato, non ricorda che nella separazione consensuale ho dichiarato a mia moglie un quarto del mio reddito?&quot; Provo a tranquillizarlo, ma inutilmente.]]></summary></entry><entry><title>Stefania Dellerio: Oltre la congiuntura, le zavorre italiane</title><category>Le Opinioni di...</category><id>http://www.decidere.net/home/2008/5/5/stefania-dellerio-oltre-la-congiuntura-le-zavorre-italiane.html</id><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decidere.net/home/2008/5/5/stefania-dellerio-oltre-la-congiuntura-le-zavorre-italiane.html"/><author><name>f.punzi</name></author><published>2008-05-05T09:27:02Z</published><updated>2008-05-05T09:27:02Z</updated><content type="html" xml:lang="it-IT"><![CDATA[<p>Nella pi&ugrave; recente edizione del World Economic Outlook, il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l'Italia. Secondo l'istituzione di Washington, il PIL del nostro paese crescer&agrave; soltanto dello 0,3 per cento durante il 2008: si parla quindi di un'economia sostanzialmente immobile. Analoghe previsioni sono formulate per il 2009.</p><p>Evidentemente, non &egrave; tutta colpa nostra. La congiuntura mondiale &egrave; negativa; ancora per qualche trimestre dovr&agrave; scontare gli effetti delle turbolenze finanziarie originate in America. Tuttavia, non si pu&ograve; fare a meno di notare che altri paesi europei reagiscono meglio alle difficolt&agrave; generali: ad esempio la Spagna, che quest'anno crescer&agrave; dell'1,8 per cento, o la Germania con il suo 1,4. &Egrave; opportuno, di fronte a questi dati, fare il punto su quali fattori rallentano lo sviluppo dell'economia italiana, e su quali misure correttive si potrebbero approntare. </p><p>Il consenso tra gli economisti &egrave; che siamo vittima di un circolo vizioso. Il punto di partenza &egrave; il capitale umano, ovvero la dotazione di conoscenze e competenze dei lavoratori. Dai confronti internazionali emerge che in Italia questo capitale &egrave; basso: sono limitate le conoscenze tecnologiche, deboli i sistemi di formazione professionale, scarsa la confidenza con i moderni strumenti organizzativi e gestionali, ancora troppo lento e inefficiente il percorso di istruzione universitaria. </p><p>Quando il capitale umano scarseggia, la produttivit&agrave; cresce lentamente; a sua volta, questo induce limitati incrementi delle retribuzioni e dei profitti. In conseguenza di questo i lavoratori pi&ugrave; qualificati, sottopagati e spesso costretti in funzioni con contenuti professionali inadeguati, si allontanano dal sistema economico. Alcuni decidono di andare all'estero, altri semplicemente impegnano le proprie energie creative fuori dall'ambito lavorativo. La fuga degli elementi migliori abbassa ulteriormente il livello medio del capitale umano; l'investimento in studio risulta sempre meno conveniente dal punto di vista economico; si ritorna al punto di partenza, con prospettive di crescita deteriorate. </p><p>Per invertire questa tendenza &egrave; necessario agire al pi&ugrave; presto su tre fronti. In primo luogo, si deve porre fine alla larghissima prevalenza della contrattazione collettiva su quella individuale. Di fatto, oggi le retribuzioni dipendono solo in minima parte dall'effettiva prestazione; il resto &egrave; determinato da parametri che identificano categorie di lavoratori, come il settore d'impiego, il titolo di studio, l'anzianit&agrave; di servizio. Questo sistema vincola le imprese a stabilire salari che riflettono la qualit&agrave; media dell'intera categoria; troppo bassi per trattenere le risorse pi&ugrave; valide, e in compenso assai premianti per quelle meno produttive.</p><p>In seconda istanza, &egrave; opportuno proseguire nello spirito degli interventi avviati dal secondo governo Berlusconi nell'ambito della formazione professionale, rinsaldando la presenza delle imprese nell'istruzione superiore. Si deve superare la diffidenza verso le scuole sponsorizzate e gestite, in parte o in tutto, dalle aziende. L'Italia potr&agrave; sopravvivere nella competizione internazionale solo giocando la carta dell'alta tecnologia; in questo quadro non servono solo ottimi ingegneri, ma anche tecnici formati fin dagli anni di scuola all'operativit&agrave; con macchinari e con software sofisticati. Dati i costi, un simile percorso di istruzione si pu&ograve; conseguire solo coinvolgendo i futuri datori di lavoro.</p><p>Infine, &egrave; urgente insistere su una liberalizzazione rapida e completa di tutti i settori dell'economia, rifuggendo dalle tentazioni protezioniste che di questi tempi sembrano rinascere in molti paesi. La concorrenza, sia sul mercato del lavoro sia su quello dei prodotti, &egrave; lo stimolo migliore a ricercare innovazioni, riduzione dei costi, modelli organizzativi efficienti. In questo senso, la normativa comunitaria &egrave; d'aiuto: due recenti direttive, rispettivamente incentrate sulle imprese di servizi e sulla commercializzazione degli strumenti finanziari, introducono saldi presidi a tutela della competizione. &Egrave; importante che anche le autorit&agrave; nazionali si attivino al pi&ugrave; presto, incidendo sugli aspetti particolari non ricompresi nel quadro legislativo europeo. Un esempio su tutti: l'abbattimento delle barriere alla nascita di nuove imprese, da realizzarsi tramite uno snellimento dei procedimenti amministrativi e una politica fiscale incentivante.</p>]]></content></entry><entry><title>Capezzone: Ora non deludere le attese</title><category>Le Opinioni di...</category><id>http://www.decidere.net/home/2008/5/5/capezzone-ora-non-deludere-le-attese.html</id><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decidere.net/home/2008/5/5/capezzone-ora-non-deludere-le-attese.html"/><author><name>f.punzi</name></author><published>2008-05-05T09:19:01Z</published><updated>2008-05-05T09:19:01Z</updated><content type="html" xml:lang="it-IT"><![CDATA[<p>da <a href="http://www.ideazione.com/" target="_blank">Ideazione.com</a></p><p>Nel bene come nel male, &egrave; forse un esercizio opportuno per il centrodestra appena vincitore in Italia guardare al di l&agrave; delle Alpi: per somiglianza o per differenza, infatti, non pochi aspetti dell'esperienza francese dell'ultimo anno possono tornare assai utili anche da noi. Intanto, le due Commissioni volute da Sarkozy. A mio avviso, ha ragione Silvio Berlusconi nel ritenere piuttosto sopravvalutata la Commissione Attali, che, in fondo, non ha partorito granch&eacute;: nonostante la vasta eco e la grande azione promozionale ricevuta - con un pizzico di provincialismo - anche dalla stampa italiana, si tratta solo di misure di leggera liberalizzazione, mai in grado di intaccare i punti nevralgici dello statalismo francese. Da questo punto di vista, vede giusto Gaetano Quagliariello, quando invita a considerare con maggiore interesse la Commissione Balladur, pi&ugrave; centrata sugli aspetti istituzionali: e, nel metodo cos&igrave; come nel merito, sarebbe forse il caso di far tesoro di quest'ultimo esempio, a partire dal tema elettorale di cui questa rubrica si &egrave; occupata la scorsa settimana.</p><p>Ma la &ldquo;lezione francese&rdquo; non finisce qui. Infatti, l'enorme fiducia e il largo mandato conferito dagli elettori a Berlusconi somigliano, per molti versi, alla vittoria landslide ottenuta a suo tempo - altrettanto meritatamente, e contro avversari altrettanto ripiegati nella conservazione - dal presidente francese. Il quale Sarkozy, oggi, vive un momento difficile (del quale pagher&agrave; il conto, probabilmente, il primo ministro Fillon): e non a causa di un eccesso, ma forse ad un difetto di rupture. Insomma, sembra esserci una distanza sensibile, un d&eacute;calage tra le attese suscitate dalla campagna elettorale e i meno scintillanti risultati di questo primo anno di governo. </p><p>Ed &egrave; proprio questo il rischio maggiore anche da noi: ora, &egrave; vero che Berlusconi ha avuto l&rsquo;accortezza e l&rsquo;onest&agrave; intellettuale, prima del voto, di dire la verit&agrave; e di prevedere tempi difficili per il paese; &egrave; per&ograve; anche vero che l&rsquo;attesa degli italiani &egrave; comunque grande, mentre, sul versante opposto, il vecchio establishment non attende altro se non di poter &ldquo;constatare&rdquo; le prime difficolt&agrave; dell&rsquo;esecutivo. Una ragione di pi&ugrave;, quest&rsquo;ultima, per costruire un governo che sia davvero di grande livello e fortemente innovativo. E&rsquo; l&rsquo;auspicio che da queste colonne desidero anch&rsquo;io rilanciare, mentre si apre una settimana decisiva. Buon lavoro, dunque!</p>]]></content></entry><entry><title>Capezzone: Avanti con le riforme elettorali, per le politiche e le europee</title><category>Le Opinioni di...</category><id>http://www.decidere.net/home/2008/4/28/capezzone-avanti-con-le-riforme-elettorali-per-le-politiche.html</id><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decidere.net/home/2008/4/28/capezzone-avanti-con-le-riforme-elettorali-per-le-politiche.html"/><author><name>f.punzi</name></author><published>2008-04-28T12:56:21Z</published><updated>2008-04-28T12:56:21Z</updated><summary type="html" xml:lang="it-IT"><![CDATA[<p><span class="full-image-float-left"><img alt="elezioni_liste.jpg" src="http://www.decidere.net/storage/immagini-per-articoli-home-page/elezioni_liste.jpg" /></span>da <a href="http://www.ideazione.com/" target="_blank">Ideazione.com</a></p><p>Mi pare che abbia molte ragioni Giuseppe De Filippi, che, su Il Tempo di qualche giorno fa, ha posto una questione rilevante: occorre lavorare presto ed efficacemente ad una riforma elettorale. So bene che le priorit&agrave; per il Paese sono altre, a partire da una crisi economica che si far&agrave; sentire, temo, ancora molto a lungo. Eppure, solo una accorta gestione della spinosa questione elettorale pu&ograve; consentire all'Italia di difendere e consolidare quello che mi appare il risultato pi&ugrave; importante delle ultime elezioni politiche: il passaggio da un confuso bipolarismo ad un tendenziale e pi&ugrave; chiaro bipartitismo. La riforma dovrebbe avere due aspetti.</p>]]></summary></entry><entry><title>Gianluca Alimonti: Biocarburanti, la ricerca paga</title><category>Le Opinioni di...</category><id>http://www.decidere.net/home/2008/4/24/gianluca-alimonti-biocarburanti-la-ricerca-paga.html</id><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decidere.net/home/2008/4/24/gianluca-alimonti-biocarburanti-la-ricerca-paga.html"/><author><name>f.punzi</name></author><published>2008-04-24T12:52:58Z</published><updated>2008-04-24T12:52:58Z</updated><summary type="html" xml:lang="it-IT"><![CDATA[<p><span class="full-image-float-left"><img alt="biodiesel-pump.jpg" src="http://www.decidere.net/storage/immagini-per-articoli-home-page/biodiesel-pump.jpg?__SQUARESPACE_CACHEVERSION=1209042086651" /></span>Un articolo apparso nei giorni scorsi su Science Daily annuncia un'importante scoperta nel settore dei biocarburanti prodotti da sostanze lignocellulosiche, altrimenti detti di seconda generazione. </p><p>I <a href="http://www.genitronsviluppo.com/2008/03/11/biocarburanti-la-rapida-evoluzione-dei-biocarburanti-4-generazioni-che-si-susseguono-dal-mais-ai-batteri-geneticamente-modificati/" target="_blank">biocarburanti di prima generazione</a> sono quelli che devono contare su colture alimentari come materia prima. Mais, soia, palma e canna da zucchero sono tutte ottime fonti facilmente accessibili di zuccheri, amidi e olii. I problemi maggiori con i biocarburanti di prima generazione</p>]]></summary></entry><entry><title>Intervista ad Andrey Illarionov: C'erano una volta i liberisti russi</title><category>Le Opinioni di...</category><id>http://www.decidere.net/home/2008/4/24/intervista-ad-andrey-illarionov-cerano-una-volta-i-liberisti.html</id><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decidere.net/home/2008/4/24/intervista-ad-andrey-illarionov-cerano-una-volta-i-liberisti.html"/><author><name>f.punzi</name></author><published>2008-04-24T12:13:18Z</published><updated>2008-04-24T12:13:18Z</updated><content type="html" xml:lang="it-IT"><![CDATA[<p>di Valerio Fabbri</p><p>La transizione del potere in Russia da Putin a Medvedev equivale a dire che Kalinin, per oltre vent'anni presidente del presidium del Soviet, sia stato pi&ugrave; importante di Stalin, il dittatore che in quegli stessi anni &egrave; stato segretario del partito comunista sovietico. Non &egrave; una provocazione, ma il pensiero di Andrey Illarionov, personalit&agrave; di spicco dell'emigrazione russa che, in dissenso con l'attuale leadership del Cremlino, ha preferito come luogo d'esilio il mondo degli istituti di ricerca statunitensi alla ricchezza cool di Londra. &quot;Certo, la carica pi&ugrave; alta spetta a Medvedev, ma tutti sanno con chi si deve parlare quando si devono prendere decisioni importanti&quot;.</p><p>Secondo lei Medvedev &egrave; un liberale? &quot;Dovremmo prima metterci d'accordo sul significato di questo termine. Comunque sia, non credo lo sia, perch&eacute; non &egrave; sufficiente essere gradito alla comunit&agrave; imprenditoriale internazionale per essere un liberale&quot;. Sono queste le parole dell'ex consigliere economico di Putin che ha affrontato senza reticenze la situazione presente e quella passata, rifiutando solo di rispondere alle domande legate al suo rapporto, politico e personale, con il presidente uscente.</p><p>Illarionov ha fatto parte del gruppo di economisti liberali che ha cambiato la Russia, anche se il termine in politica russa &egrave; una sorte di maledizione. I primi liberali sono stati i vari Gaidar, con il quale Illaroniov ha lavorato nel periodo 1993-1994, Chubais, eminenza grigia delle privatizzazioni, e altri riformatori caduti in disgrazia dopo aver messo in atto politiche orientate al mercato, conquistando supporto all'estero, ma non in patria. Illarionov non fa eccezione. Anch'egli di San Pietroburgo, come tutta la squadra di quarantenni che Vladimir Putin si &egrave; portato al Cremlino, Illarionov si &egrave; occupato delle politiche per lo sviluppo economico per conto del presidente, mentre i vari Kudrin, ministro delle finanze e unico superstite fra i liberali dopo il rimpasto di governo di settembre 2007, Gref, ministro dell'economia e del commercio che sembra abbia avuto una buonuscita di un miliardo di euro, e Zurabov, ministro della salute e dello sviluppo sociale, hanno avuto modo di avere incarichi diretti di governo. Questa &egrave; stata la squadra che ha dato l'input all'impressionante crescita economica della Russia (il Pil &egrave; raddoppiato dal 1998, come riconosce lo stesso Illarionov, anche se la produzione industriale nel 2007 in termini assoluti &egrave; stata inferiore a quella di inizio anni Novanta), che per&ograve; paragonata a quella degli altri stati post-sovietici diventa imbarazzante in termini relativi. Infatti, da quando i siloviki, ovvero uomini degli apparati di sicurezza, hanno occupato la scena politica grazie a Putin, la Russia &egrave; cambiata e Illarionov, che non ha mai pienamente condiviso le loro politiche, ha deciso di rassegnare le dimissioni.</p><p>Da quel momento ha iniziato a criticare apertamente l'azione del governo, &quot;perch&eacute; un conto &egrave; vivere un un paese semi-libero, un altro &egrave; lavorare in un paese che &egrave; cambiato in questi anni ed ha smesso di essere libero. Io non mi riconosco pi&ugrave; in questa Russia&quot;. Era dicembre 2006, ma gi&agrave; da pi&ugrave; di un anno gli era stato negato l'accesso alla televisione di stato, il mezzo di informazione pi&ugrave; utilizzato dai russi. Era entrato nella lista dei cattivi del Cremlino, pur essendone un membro importante. Ora &egrave; stato indicato in un libro scritto dai Nashi (I nostri), un'organizzazione giovanile nata nel 2005 per prevenire le rivoluzioni colorate, come uno dei 7 nemici della Russia. Perch&eacute; si &egrave; venduto agli americani, sostengono loro, visto che le sue critiche ora arrivano da Washington, D.C., dove Illarionov dall'ottobre 2006 &egrave; senior fellow del Cato Institute, un centro studi americano che promuove il libero mercato e una presenza dello stato ridotta al minimo in economia.</p><p>Non esattamente quello che accade in Russia. &quot;Ho deciso di dimettermi da consigliere quando mi sono accorto che ormai i siloviki avevano instaurato un regime autoritario. Non ho mai condiviso la gestione del caso Yukos e l'arresto di Khodorkovsky, ma speravo che rimanendo dentro sarei riuscito a dare spazio ad una visione pi&ugrave; liberale, anche se il mio campo era solo quello economico. Siamo riusciti a mettere in pratica alcune politiche liberali, abbiamo ripagato i debiti internazionali, anche se inizialmente ero l'unico a sostenere l'importanza di questa politica. Abbiamo introdotto una deregolarizzazione del sistema bancario, una tassa piatta sul reddito del 13%, che ha contribuito a ripagare il debito estero, abbiamo creato il Fondo di Stabilizzazione del Petrolio, e abbiamo reso la Russia membro a tutti gli effetti del G8&quot;.</p><p>Ma qual &egrave;, secondo lei, il vero problema della Russia odierna? &quot;La Russia soffre di quello che io chiamo il male dello Zimbawe, perch&eacute; dal 1991 ad oggi le libert&agrave; civili e i diritti politici sono stati calpestati, se non distrutti, proprio come accade in Zimbawe. E questo nonostante la crescita economica avrebbe dovuto e potuto favorire il miglioramento di quese libert&agrave;. Il sistema di potere dei siloviki ha solo impresso una svolta autoritaria allo sviluppo della Russia: nell'attuale burocrazia governativa, il 77% proviene dagli apparati di sicurezza e solo il 23% dal servizio civile: questo non &egrave; un paese normale&quot;. Per&ograve; non si pu&ograve; negare che la crescita economica, cui lei ha contribuito, abbia favorito una diffusione del benessere e il sorgere di una classe media. &quot;Dal mio punto di vista la classe media ancora non esiste. La Russia &egrave; il mercato pi&ugrave; grande per la vendita di BMW, macchina diffusa soprattutto fra i burocrati di stato. Se i salari medi sono quelli che conosciamo, come &egrave; possibile? Questo non &egrave; un buon segno. Paradossalmente, quando la Fiat sar&agrave; la macchina pi&ugrave; diffusa, allora inizier&ograve; a credere che esiste una classe media, che pu&ograve; permettersela grazie al salario. E faccia attenzione: i siloviki non hanno un disegno strategico nelle loro nazionalizzazioni, perch&eacute; l'unico interesse &egrave; far tornare sotto controllo statale tutti i settori dell'economia che permettono di incassare denaro liquido. Come ha detto un politico russo, la Russia &egrave; un'azienda di stato e con le elezioni si scelgono i top managers di questa azienda di stato&quot;.</p>]]></content></entry><entry><title>Intervista a Charles Kupchan: La politica estera di Bush come uno spartiacque nella tradizione politica Usa</title><category>Le Opinioni di...</category><id>http://www.decidere.net/home/2008/4/24/intervista-a-charles-kupchan-la-politica-estera-di-bush-come.html</id><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decidere.net/home/2008/4/24/intervista-a-charles-kupchan-la-politica-estera-di-bush-come.html"/><author><name>f.punzi</name></author><published>2008-04-24T12:03:27Z</published><updated>2008-04-24T12:03:27Z</updated><content type="html" xml:lang="it-IT"><![CDATA[<p>di Valerio Fabbri, per l'<em>Istituto Affari internazionali</em></p><p>Charles Kupchan, professore di relazioni internazionali alla Georgetown University, &egrave; convinto che la politica estera intrapresa da Bush abbia messo fine ad un'epoca, quella del liberalismo internazionale, che ha segnato la guerra fredda. Piaccia o no, la &quot;dottrina Bush&quot; &egrave; stata il primo grande tentativo di definire una nuova strategia statunitense dagli anni Novanta, e difficilmente si torner&agrave; al liberalismo internazionale che ha ispirato molte scelte condivise sia dai Repubblicani che dai Democratici. Kupchan, che &egrave; stato direttore degli affari europei nel Consiglio per la sicurezza nazionale durante la prima amministrazione Clinton, crede che sia arrivato il momento di portare una ventata di freschezza nella politica estera americana, essendo gli Stati Uniti l'unica superpotenza mondiale che per&ograve; deve ritrovare una strategia al passo con i tempi. </p><p><strong>In un articolo uscito nell'autunno 2007 sulla rivista International Security, dal titolo &quot;La fine del liberalismo internazionale negli Stati Uniti&quot;, lei sostiene, insieme al collega Peter Trubowitz, che la politica estera americana di Bush abbia sancito la nascita di una nuova forma di internazionalismo: che cosa intende?</strong> <br />La politica estera americana &egrave; stata basata su uno spirito bipartisan fin dagli anni 1940, quando F.D. Roosvelt fu il primo presidente americano che, anzich&eacute; scegliere fra uso della forza e uso della diplomazia per raggiungere gli obiettivi di politica estera, scelse di combinare le due tendenze e inaugur&ograve; quello spirito di liberalismo internazionale che ha attraversato tutta la guerra fredda. Democratici e Repubblicani capirono le necessit&agrave; del momento e ammorbidirono le rispettive posizioni, perch&eacute; la strategia prevedeva che gli Usa avrebbero usato la loro forza militare per preservare la stabilit&agrave;, ma allo stesso tempo avrebbero esercitato la loro leadership attraverso scelte multilaterali e non con iniziative unilaterali. Da un punto di vista di politica interna, questo fu un piccolo capolavoro, perch&eacute; le due anime politiche dell'America si ritrovarono unite davanti ad un unico fronte, ed entrambe furono in grado di fare un passo indietro rispetto alle proprie posizioni.</p><p><strong>&Egrave; stata la reazione agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 a determinare la fine di questa comunione d'intenti, oppure il problema ha radici pi&ugrave; profonde?</strong><br />La sconfitta ideologica del liberalismo internazionale risale agli anni Settanta, durante la guerra del Vietnam. La guerra per&ograve; ha diviso l'America fra chi sosteneva la necessit&agrave; di ridurre la dipendenza dalle istituzioni internazionali per aumentare l'utilizzo della forza militare, e chi invece credeva che la spesa militare, e dunque l'uso della forza, avrebbe dovuto essere ridotta a favore della cooperazione e del multilateralismo. Ma la minaccia incombente dell'Unione Sovietica aveva favorito il persistere di una convergenza di interessi, e cos&igrave; i dibattiti di politica estera non sono mai stati uno scontro fra partiti, come accade ora, ma solo all'interno dei partiti o addirittura episodi isolati. C'&egrave; sempre stato un interesse superiore che ha tenuto a freno le divisioni ideologiche. Poi gi&agrave; negli anni Ottanta il dibattito ha iniziato a surriscaldarsi, con la ferita della guerra in Vietnam ancora fresca. La fine della guerra fredda ha portato a galla questa polarizzazione ideologica, l'unilateralismo ha ammorbidito la necessit&agrave; di avere una disciplina bipartisan e il paese &egrave; tornato a dividersi lungo lo schema repubblicani/democratici. Il liberalismo internazionale, secondo me, &egrave; arrivato al capolinea non solo e non tanto perch&eacute; l'attacco terroristico dell'11 settembre 2001 ha catalizzato le energie dei repubblicani verso soluzioni di forza, quanto perch&eacute; &egrave; finita un'era di bilanciamento fra cooperazione internazionale e utilizzo della forza militare, e non si sente pi&ugrave; la minaccia imminente che era dell'Unione Sovietica. </p><p><strong>Secondo questo schema quindi, se l'America dovesse avere un presidente democratico la spesa militare diminuir&agrave;, mentre nel caso vincesse un repubblicano prevarr&agrave; la scelta di soluzioni militari a quelle diplomatiche?</strong><br />Sinceramente non credo che la spesa militare possa diminuire, perch&eacute; &egrave; molto elevata e rimarr&agrave; tale per diversi anni, l'impegno dei soldati in missione non pu&ograve; essere sospeso all'impronta. Per&ograve; ritengo che un presidente democratico possa essere pi&ugrave; incline a sfruttare la diplomazia regionale o le istituzioni internazionali, che l'amministrazione Bush ha sempre sottovalutato e mancato di coinvolgere anche quando era necessario. Penso all'Afghanistan: sono convinto che i democratici concentreranno l&igrave; le energie per affrontare il problema del terrorismo, e non si affideranno di certo a soluzioni militari. Se invece sar&agrave; eletto presidente il senatore McCain, io credo che avremo una sostanziale prosecuzione delle politiche adottate finora, e mi riesce difficile immaginare che se ne discoster&agrave;, pur sottolineando la sua sostanziale distanza politica dai neoconservatori dell'amministrazione Bush.</p><p><strong>Anche per l'Iran sar&agrave; cos&igrave;?</strong><br />S&igrave;, le soluzioni saranno diverse. Tenga presente che, oltre alle ben note dichiarazioni di dialogo del senatore Obama, McCain ha lasciato intendere che, secondo lui, l'unica cosa peggiore di una guerra contro l'Iran &egrave; che Teheran si riesca a dotare dell'arma nucleare. Sembra essere un'implicita ammissione di un piano di guerra all'Iran. </p><p><strong>In effetti il senatore McCain ha assunto diverse posizioni spigolose in politica estera. Anche sulla Russia, quando ha dichiarato che, al contrario di Bush, lui nell'animo di Putin ha letto tre lettere: K-G-B. Secondo lei &egrave; una premessa ad un confronto pi&ugrave; aspro?</strong><br />Io sono convinto che la relazione fra Russia e Stati Uniti non sar&agrave; calorosa a prescindere dal presidente. Certo, con McCain si inaspriranno i toni e forse anche i contenuti. Lui &egrave; sempre stato critico nei confronti del Cremlino, ha addirittura dichiarato di voler espellere la Russia dal G8 e favorire l'ingresso di Brasile e India. &Egrave; altrettanto chiaro che un presidente democratico cercher&agrave; di stabilire un clima di dialogo meno carico di tensioni, ma non dimentichi che un cambio di leadership in tutti e due i paesi potr&agrave; forse giovare al rapporto. </p><p><strong>Per quel che riguarda il Kosovo, un banco di prova importante per le relazioni transatlantiche, come vede la situazione?</strong> <br />Gli Stati Uniti credono sinceramente che un disimpegno dalla regione sia possibile, anche perch&eacute; le aree sulle quali sono concentrate forze ed energie sono altre, a partire dall'Iraq. E sono altrettanto convinti che l'Unione Europea sia in grado di gestire la situazione da sola, anche se una presenza della Nato deve proseguire. Il Kosovo rappresenta l'esempio migliore dove diplomazia e azione militare vanno braccetto, perch&eacute; entrambi gli strumenti sono necessari. </p><p><strong>Nei suoi interventi lei parla anche della necessit&agrave; di un nuovo modo di pensare, un new thinking in politica estera: cosa intende? Chi &egrave; in grado di dare vita a questo new thinking?</strong> <br />Il futuro presidente, chiunque sia, dovr&agrave; rendersi conto che il panorama politico internazionale &egrave; cambiato, che l'America &egrave; cambiata, che il mondo &egrave; cambiato e sta andando in una direzione che richiede una visione adeguata, una dottrina politica al passo con le sfide. Vedo la necessit&agrave; di un approccio in linea con questa situazione, che sia pi&ugrave; moderato e centrista, in grado di bilanciare le opposte tendenze. Credo inoltre che, indipendentemente da chi sar&agrave; eletto presidente, il primo passo dovrebbe essere di riconquistare legittimit&agrave; internazionale. Infine, il candidato pi&ugrave; indicato a dare vita a questo new thinking, secondo me, &egrave; Barack Obama, perch&eacute; &egrave; giovane, non appartiene all'establishment e non &egrave; inesperto in politica estera tanto quanto la senatrice Clinton vuole far credere. Il candidato ideale per un cambiamento &egrave; Obama, non c'&egrave; dubbio.</p>]]></content></entry><entry><title>Ciao, Giuliano</title><category>Le Opinioni di...</category><id>http://www.decidere.net/home/2008/4/20/ciao-giuliano.html</id><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decidere.net/home/2008/4/20/ciao-giuliano.html"/><author><name>f.punzi</name></author><published>2008-04-20T19:28:59Z</published><updated>2008-04-20T19:28:59Z</updated><summary type="html" xml:lang="it-IT"><![CDATA[<p>Questa mattina, domenica,&nbsp;ci ha lasciati <strong>Giuliano Gennaio</strong>, che del nostro network era tra i fondatori e tra i pi&ugrave; attivi e preziosi collaboratori. Esprimiamo il nostro pi&ugrave; profondo sconforto per la perdita improvvisa di un giovane amico solare e generoso. Conserveremo come un tesoro il ricordo del suo amore per il liberalismo, della sua autentica e limpida passione politica e civile. Ci uniamo al dolore della compagna, Roberta, e della famiglia.</p><p>I funerali avranno luogo mercoled&igrave; 23 aprile alle ore 10, nella Basilica di San Lorenzo in Lucina.</p><p><em>i responsabili, i redattori e i collaboratori di Decidere.net</em></p><p>Le parole di alcuni amici:</p><p><a href="http://www.societa-aperta.org/" target="_blank">Enrico Cisnetto</a><br /><a href="http://www.terzarepubblica.it/articolo_blog.php?cat=5&codice=826" target="_blank">Luca Bolognini</a><br /><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/342/un-rimpianto/" target="_blank">Alessandro D'Amato</a><br /><a href="http://www.ideazione.com/new_2008/articoli/2008/aprile/2008_04_21_ciao_giuliano.htm" target="_blank">Ideazione</a><br /><a href="http://www.formiche.net/dettaglio.asp?id=67455" target="_blank">Formiche.net</a><br /><a href="http://nicovalerio.blogspot.com/" target="_blank">Nico Valerio</a>, <a href="http://carlomenegante.ilcannocchiale.it/post/1878779.html" target="_blank">Carlo Menegante</a>, <a href="http://www.lucafalcone.net/2008/04/addio-giuliano-stato-bello-incontrarti.html" target="_blank">Luca Falcone</a></p>]]></summary></entry><entry><title>Diego Menegon: Ed ora le riforme (e che siano impopolari!)</title><category>Le Opinioni di...</category><id>http://www.decidere.net/home/2008/4/17/diego-menegon-ed-ora-le-riforme-e-che-siano-impopolari.html</id><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decidere.net/home/2008/4/17/diego-menegon-ed-ora-le-riforme-e-che-siano-impopolari.html"/><author><name>f.punzi</name></author><published>2008-04-17T12:29:50Z</published><updated>2008-04-17T12:29:50Z</updated><summary type="html" xml:lang="it-IT"><![CDATA[<span class="full-image-float-left"><img style="width: 219px; height: 165px" alt="berlusconi_bossi.jpg" src="http://www.decidere.net/storage/immagini-per-articoli-home-page/berlusconi_bossi.jpg?__SQUARESPACE_CACHEVERSION=1208425041683" /></span>L'esito delle elezioni decreta una vittoria schiacciante della coalizione di centrodestra sotto il profilo sia dei voti, che dei seggi. Questo dimostra che non era solamente la legge elettorale, comunque da rivedere, a rendere l'Italia ingovernabile. Una democrazia pu&ograve; prendere decisioni se una linea &egrave; condivisa da una maggioranza chiara e coerente; requisiti che mancavano all'Unione, probabilmente non al futuro governo.]]></summary></entry><entry><title>Elena Grandi: Nuova energia all'Italia</title><category>Le Opinioni di...</category><id>http://www.decidere.net/home/2008/4/17/elena-grandi-nuova-energia-allitalia.html</id><link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decidere.net/home/2008/4/17/elena-grandi-nuova-energia-allitalia.html"/><author><name>f.punzi</name></author><published>2008-04-17T11:36:22Z</published><updated>2008-04-17T11:36:22Z</updated><content type="html" xml:lang="it-IT"><![CDATA[<p>Alcuni giorni fa, si &egrave; tenuto a Milano, presso il Dipartimento di Fisica dell'Universit&agrave; degli Studi, un convegno dal titolo &quot;I termovalorizzatori: smaltimento rifiuti con recupero energetico o pericolo per la nostra salute?&quot;, primo di una serie di incontri dedicati al tema dell'energia (<a href="http://www.mi.infn.it/energiaperfuturo" target="_blank">qui la documentazione</a>). Gianluca Alimonti ha moderato l'incontro al quale hanno partecipato l'Ing. S. Zannier (Unendo), l'Ing. R. Capra (Presidente Consiglio di Sorveglianza A2A), il Prof. S. Cernuschi (Politecnico di Milano) e il Prof. V. Fo&agrave; (Comitato Scientifico di garanzia per l'igiene e la salute pubblica per la gestione dei rifiuti della Regione Sicilia).</p><p>Al convegno, che ha richiamato un pubblico tanto vasto quanto eterogeneo (studenti, addetti ai lavori, ma anche gente comune), a dimostrazione di quanto il tema delle fonti energetiche sia attuale e sentito, si &egrave; affrontato un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi: sono stati analizzati i meriti e i demeriti dei termovalorizzatori (la cui funzione &egrave; doppia, dato che producono energia e al contempo contribuiscono allo smaltimento dei rifiuti) sulla base di cifre e di dati reali; si &egrave; parlato di emissioni e di come neutralizzare quelle tossiche; si &egrave; discusso di dati epidemiologici e di salute; dopo di che si &egrave; dato vita a un dibattito vivace e interessante.</p><p>Quello che &egrave; apparso chiaro &egrave; che i termovalorizzatori potrebbero essere in grado di produrre energia in una percentuale del 4% del fabbisogno nazionale e al contempo di svolgere una parte non insignificante nello smaltimento dei rifiuti cosiddetti inerti. Beninteso, a fronte di un loro incremento e di una garantita &quot;messa in sicurezza&quot;, che annulli ogni rischio di emissione di gas tossici e che provveda allo smaltimento delle scorie.</p><p>Del resto, laddove sono gi&agrave; in funzione e progettati nel rispetto delle norme di sicurezza, (gli studi analizzati non si limitavano agli esempi italiani) non si riscontrano danni per la salute della popolazione. Ma quello dei termovalorizzatori &egrave; solo un aspetto della questione: un piano di sviluppo energetico articolato e completo dovr&agrave; prevedere soluzioni sul breve e sul lungo termine; dovr&agrave; sfruttare ogni fonte possibile di energia, dal gas al fotovoltaico, dall'eolico al nucleare, dall'idrico al carbone; dovr&agrave; quindi comportare una diversificazione delle fonti e la loro almeno parziale flessibilit&agrave; di conversione; dovr&agrave; sostenere la ricerca scientifica al fine creare nuovi e moderni sistemi di approvvigionamento. </p><p>Di tutto questo si &egrave; detto assai poco nel corso della campagna elettorale e, anche quando &egrave; stato fatto, i toni si sono mantenuti generici e vaghi. Ora, alla luce del risultato elettorale, spetter&agrave; al PDL (ci si augura con la costruttiva collaborazione delle forze d'opposizione) il compito di portare avanti un serio progetto per lo sviluppo delle fonti energetiche che sia in grado di emancipare l'Italia dalla sua eccessiva e penalizzante dipendenza nei confronti di molte potenze straniere. La stabilit&agrave; di governo su cui potr&agrave; contare, garantita oggi da un risultato indiscutibile, assegna al vincitore di queste elezioni molti compiti, tutti improcrastinabili: oltre a quello delle riforme istituzionali ed economiche, non potr&agrave; mancare un programma che dia nuova energia, e non solo in senso lato, all'Italia e che contribuisca al rilancio della sua economia. </p>]]></content></entry></feed>