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Era il 1986 quando si aprì, e poi deflagrò, il caso del "vino al metanolo". Tutti ricordano i fatti: una frode alimentare perpetrata attraverso una sostanza altamente tossica (il metanolo, appunto); il tentativo, da parte di alcune aziende vinicole, di mettere sul mercato prodotti a costi particolarmente bassi; 19 persone morte; un'altra ventina di casi di consumatori colpiti da danni gravissimi (cecità, ad esempio); una valanga di altre persone più o meno pesantemente intossicate. Ma, oltre a questo tragico bilancio, si aprì una pagina apocalittica sul piano del commercio estero, per il vino italiano, e anche, di riflesso, per tutta la nostra filiera agroalimentare.