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    Le nuove battaglie si combattono attraverso "stangate" tecnologiche

    Rassegna a cura di Hripsimé Pagliarini

    New York Times (6 marzo 2008) 
    Le nuove battaglie si combattono attraverso "stangate" tecnologiche

    di James C. Mc Kinley Jr.

    Fino a non molto tempo fa il computer era ancora uno strumento che consentiva un utilizzo più o meno circoscritto nello spazio e nel tempo. Se si voleva vedere un film si accendeva il televisore, per la musica si usava lo stereo, per telefonare il telefono. Tutti noi adesso usufruiamo sempre più di questo nostro "compagno" di giornate, chi più chi meno. Persino i più riluttanti si sono convertiti al nuovo credo ed iniziano ad assumere la classica posizione a "chiocciola" ritirata nella caverna magica, sempre più glocalizzando il proprio mondo al suo interno.

    Per qualcuno esso è diventato addirittura l'unico strumento in grado di far conoscere al mondo le ingiustizie subite e che possa permettere di tentare un cambiamento della propria situazione, come ci insegnano gli studenti di una prestigiosa università di scienze informatiche a Cuba, che il mese scorso hanno fatto circolare un video (http://www.youtube.com/watch?v=4MNX8skoZNc) che riprendeva uno scontro verbale tra loro ed il presidente dell'Assemblea nazionale Ricardo Alarcón. Gli studenti hanno sottoposto domande martellanti al presidente circa le proibizioni sui viaggi, l'utilizzo di google o l'aspirazione a stipendi migliori. Alarcón, ignaro di essere ripreso, ha replicato con risposte estremamente evasive, suggerendo ad esempio che se si fosse permesso a tutti di viaggiare, non ci sarebbe stato abbastanza posto sugli aerei per respirare. Cosa che ha pregiudicato molto la sua posizione.

    Qualcosa di simile era già accaduto in gennaio quando gli ufficiali avevano tentato di imporre una tassa sulle mance e sui guadagni degli impiegati di compagnie straniere. I lavoratori dimostrarono energicamente alla notizia delle nuove imposte, momento immortalato da un cellulare e subito passato di memory stick in memory stick. "Passa di chiave Usb in chiave Usb", commenta Ariel, una programmatrice elettronica di trentatré anni. "Ciò finirà con lo sfuggire alle mani del governo perché la tecnologia si sta muovendo troppo rapidamente".

    Gli ufficiali cubani hanno a lungo limitato l'accesso pubblico ad Internet e al video digitale, distruggendo parabole e tenendo aperti solo pochi Internet Caffè. Solo uno se ne trova ad Avana, nascosto in una piccola stanza nei dintorni della sede governativa. Il caffè, di proprietà statale, fa pagare ai cittadini un terzo del loro salario medio (circa 5 dollari) per usare il computer per un'ora. Gli altri due ex Internet caffè sono stati convertiti in "servizi postali", dove i cubani possono spedire e-mail in un raggio di distanza limitato all'isola.

    Nonostante ciò le misure del governo risultano sempre più inefficaci. I mezzi utilizzati dai giovani per arginare il sistema sono molteplici: contrabbando di antenne paraboliche; connessioni illegali ad Internet; scaricamento di film. Altri utilizzano le connessioni web delle imprese: i dipendenti di imprese straniere con la possibilità di connettersi spesso ad Internet vendono la loro password e la loro identificazione in modo che l'acquirente possa utilizzare Internet la notte tarda. Alcuni giovani studenti hanno anche iniziato a scrivere su siti e blog usando servers di altri paesi, come Yoani Sánchez, che ha creato "Consenso desde Cuba" (http://www.desdecuba.com/), un sito basato in Germania. "Internet è diventato l'unico spazio non represso", confessa rassegnata. Il metodo farebbe invidia al più meticoloso degli amanuensi: visto lo stretto tempo a disposizione, Sánchez scrive prima tutto a mano, poi si reca al caffè dove aggiorna il sito, copia le pagine di maggior interesse ed esce col tutto memorizzato in un memory stick. Gli amici copiano le informazioni che poi passano di mano in mano.

    "Stiamo allenando un'armata di specialisti informatici", commenta Pedro, un ufficiale che naviga spesso su siti quali la Bbc e il Miami Herald per avere differenti punti di vista. La guerriglia tecnologica cubana non è che una delle possibili conseguenze derivanti dall'uso del "cervello elettronico". Congegno potentissimo quanto fragile, se utilizzato in maniera  crudele esso può portare a degli scontri tecnologici ben meno legittimi. Un esempio ce lo ha dato il caso estone del maggio scorso: una nazione bersagliata tramite Internet. Un attacco, presumibilmente voluto dalla Russia, sebbene non esistano prove concrete a riguardo, in pochi giorni mise all'angolo prima i siti delle istituzioni, poi quelli dei media ed infine anche di alcune banche, che si videro costrette a sospendere per alcune ore i servizi on line a causa dei continui tentativi di penetrare le loro misure di sicurezza. Per la piccola repubblica baltica, il cui 70% delle abitazioni è coperto da una connessione ad internet che nelle pubbliche amministrazioni arriva al 90% e i cui ministri hanno praticamente eliminato la carta stampata arrivando ad ogni seduta con il loro PC, il colpo fu disastroso. Uno scenario destinato a diventare sempre più frequente nel prossimo futuro, a mano a mano che i paesi diventano, esattamente come noi, sempre più dipendenti dal computer.


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