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Protezionismo: Perché dazi e quote non funzionano

Rassegna a cura di Hripsimé Pagliarini

Pajamas Media (29 febbraio 2008)
Perché dazi e quote non funzionano

di Tim Worstall

Il commercio cinese con l'Europa sta per essere rivoluzionato dalla rinascita della vecchia via della seta, questa volta in versione ferroviaria. Un percorso sperimentale dal Pacifico al Baltico è appena stato completato, portando un carico dalla Cina all'Europa in soli 15 giorni, meno della metà di ciò che richiederebbe la stessa operazione con le navi porta-container.
Da questo caso possiamo ricavare un messaggio sottinteso: l'aumento del commercio internazionale non dipende esclusivamente dagli accordi governativi, dall'aumento o abbassamento delle quote.

Se la gente acquista dai propri concittadini o dagli stranieri, ciò dipende dalla differenza del prezzo totale del loro agire e non unicamente dalle barriere imposte dai governi. Ancora, se si guarda la storia del commercio, si noterà che sono stati gli sviluppi nel trasporto ad aver influenzato maggiormente il costo totale piuttosto che le scelte dei governi. In sostanza, possiamo notare che ogni incremento nel commercio storicamente è stato causato da una riduzione nei costi di trasporto. Che fosse l'impero mongolo con la via della seta o l'invenzione europea delle caravelle per attraversare gli oceani o le barche a vapore, ogni innovazione si è tradotta in un tipo di trasporto più veloce e meno costoso.

Associato a questo sviluppo si è concretizzato anche un aumento della ricchezza nelle tre parti coinvolte: i venditori, gli acquirenti e i trasportatori. Internet è l'ultimo esempio di "trasporto". L'aumento di ricchezza scaturito negli ultimi anni grazie alla delocalizzazione sta lentamente raggiungendo i servizi, per il beneficio di tutti.

Tuttavia un'anomalia c'è stata nella storia del commercio: il periodo tra gli ultimi anni '20 e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. In questo lasso di tempo non ci furono alcune trasformazioni tecnologiche nel trasporto. La variazione nel costo del commercio quindi fu quasi esclusivamente determinata dai governi. I prezzi furono aumentati nei paesi industrializzati, il commercio precipitò ed effettivamente nel corso degli anni '30 non ci fu una grande crescita economica.
Certamente le imposte non furono l'unica causa di questo crollo, ma di sicuro resero una situazione già preoccupante ancora peggiore. Questo cedimento fu generato da due motivi, entrambi determinati da una certa ignoranza economica da parte della classe dirigente.

Il primo motivo fu che persone come Smooth e Hawley (che diedero il loro nome alla famosa legge protezionistica promulgata nel 1930 negli Usa) avevano ancora una concezione mercantilistica. Pensavano che le esportazioni rendessero un paese ricco e le importazioni povero. Mentre, dacché David Ricardo nel 1817 pubblicò la sua teoria dei vantaggi comparati (la cui principale argomentazione è che il conseguimento di un guadagno all'apertura di un commercio con l'estero è sempre assicurato, indipendentemente dalla competitività nazionale), sappiamo che le importazioni sono ciò che desideriamo e ciò che ci rende più ricchi.

Il secondo punto è che ci si era lasciati ingannare dalla situazione degli ultimi anni del XIX secolo. Infatti, è tutt'ora un luogo comune che le nazioni industrializzate, eccetto la Gran Bretagna, divennero industrializzate e ricche al riparo delle leggi protezionistiche. In efetti, la grande crescita di quegli anni si ebbe insieme ad un innalzamento delle tariffe. Questo argomento è ancora adesso usato: si ottiene maggior ricchezza alzando le imposte, quindi dobbiamo alzare le imposte per arricchirci. Ma questa teoria non tiene conto del concetto di cui sopra: il commercio dipende dal suo costo totale e non solo dale tariffe. E nel XIX secolo era in atto una rivoluzione tecnologica. Da qui la perspicace deduzione di Ronald Findlay e Kevin O'Rourke dal libro "Potere e abbondanza: commercio, guerra ed economia mondiale nel secondo millennio": «A conti fatti, accadde che le nuove tecnologie nel campo dei trasporti ridussero talmente i costi che il loro effetto si riversò sull'aumento dei costi dettati dal protezionismo europeo ed americano».

C'è una versione più semplificata per spiegare questo argomento. Gli ostacoli al commercio sono sia quelli imposti dai governi, tariffe, quote e così via, che quelle imposte dallo stato della tecnologia in quel periodo. Al momento ci sentiamo dire che l'aumento di prezzi e quote ci farà diventare più ricchi. Non contiamoci troppo.

Posted on lunedì, marzo 10, 2008 by Registered Commenterf.punzi in | Comments Off

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