Perché il Kenya è essenziale per il futuro dell'Africa
Rassegna a cura di Hripsimé Pagliarini
The Christian Science Monitor (7 marzo 2008)
Perché il Kenya è essenziale per il futuro dell'Africa
di Francis Kornegay
Le crisi post-elettorale che ha colpito il Kenya sta oramai esaurendosi, ma prima che il mondo sposti l'interesse verso un altro paese, bisognerebbe riflettere sull'accaduto. Il conflitto mitigato da Kofi Annan non è infatti che una variante di una disfunzione politica ben più grande che attanaglia l'Africa e che effettivamente rappresenta un ostacolo allo sviluppo del continente. La grande sfida che attende questa terra per il conseguimento di una possibile stabilità sta nello sfidare la sua predisposizione ad incappare in dittature autoritarie se non addirittura in monarchie assolute.
Se la linea politica occidentale intende avere qualche effetto sull'Africa, l'occidente deve investire su di un consolidamento dell'integrazione regionale. L'egemonia africana è spesso rafforzata da linee dure volute da cricche strettamente fondate su basi etniche, regionali o di clan il cui approccio al potere può essere visto come "tutto o niente". Le forme di potere decentralizzato che i paesi occidentali vedono associate alla democrazia sono in genere o assenti o insufficientemente sviluppate per compensare il dominio sfrenato dell'esecutivo nonostante la farsa elettorale.
Il Kenya dovrà seriamente ridisegnare la sua costituzione per sbarazzarsi dell'insana concentrazione di potere tenuta da regimi cleptocratici ed elitari. Un segnale positivo in questa direzione sarebbe quello di emendare il sistema presidenziale al fine di includere un primo ministro con poteri esecutivi legato all'opposizione. Un altro serio problema è rappresentato dalla forte opposizione all'appello per il federalismo, una richiesta che riflette la marginalizzazione delle regioni non rappresentate dalla base politica e che risuona in tutto il continente.
I leader della comunità africana orientale sono attualmente impegnati nello sforzo di trasformare le cinque nazioni (Kenya, Tanzania, Uganda, Burundi e Ruanda) in una federazione politica entro il 2015. Sebbene le altre nazioni si dimostrino abbastanza timorose di fronte a dei possibili "Stati Uniti d'Africa", un leggero interesse è stato dato a questa iniziativa economico-federale. Per questo tutti gli occhi sono puntati sul Kenya, dove il processo federale è fra le risoluzioni all'ordine del giorno. Lo stato è il perno economico dell'Africa orientale, molte nazioni dipendono dal porto di Mombasa. Con un tasso demografico in forte aumento, l'attuale cartina politica dell'intero continente è impreparata ad una tale espansione all'interno dei confini ereditati dai colonialisti. Per questo l'integrazione regionale rappresenta l'unica speranza di pace, sicurezza e stabilità e, se l'occidente vuole veramente dare una mano, dovrebbe cominciare a riflettere sull'ipotesi di creare centri dedicati a studi su questo settore, finora inesistenti. Il futuro dell'Africa dipende in gran parte dalla capacità di ridurre questa carenza il prima possibile.




































