L’Opinione - Pdl, niente canto libero
(L’Opinione, 13/03/2008)
L `epurazione dei liberali storici dalle liste del Partito del Popolo delle libertà ha creato indubbiamente un po` di smarrimento nella testa di chi alla cultura e al pensiero liberale si è sempre ispirato. Per loro senza punti di riferimento come Capezzone, Biondi e lannuzzi diventa difficile votare il Pdl. Tant`è che secondo un sondaggio lanciato dal sito www.neolib.eu solo il 31,7% dei liberali voterà per Berlusconi; nemmeno un terzo, dunque. Una buona fetta, invece, il 25,5% preferisce non recarsi alle urne, mentre il 10% si butta dalla parte di Veltroni, con i restanti liberali che opteranno per quello che Berlusconi ha definito "il voto inutile".
Lo smarrimento dei liberali, però, non può essere addebitato alla mancanza dei nomi giusti nelle liste, visto che già nel 2006 si disse che al centrodestra mancò il voto liberale e laico. Lo smarrimento deriva dai programmi, dalla cultura di un partito o di una coalizione, a maggior ragione oggi che è opinione comune che i parlamentari abbiano come unico compito quello di premere i tasti. Ecco allora che per sapere cosa farà uno schieramento politico, bisogna leggere il programma. E siccome i programmi, alla fine, non vengono mai rispettati, bisogna rifarsi ai leader e ai suoi colonnelli. Nel caso di Berlusconi è evidente che il 31% dei liberali che vogliono ancora votarlo è un numero fin troppo generoso. Il Cavaliere, infatti, ha già anticipato che il suo ministro dell`Economia sarà Tremonti, il quale recentemente si è scoperto noglobal e protezionista. Insomma, tutto quello che un vero liberate non vorrebbe. E non serve a bilanciare la situazione antilibertaria la voce di corridoio che vorrebbe Daniele Capezzone sottosegretario del futuro governo Prodi, perché mai verrebbe messo al dicastero dell`Economia, dove sarebbe in totale contrapposizione con il titolare Tremonti. Fa comunque una grande (e brutta) impressione sentire parlare un futuro ministro dei Berlusca di dazi nel 2008.
E non è solo in economia che al liberale vengono i brividi. Il Pdl, su temi religiosi ed etici, ha ancora di più radicalizzato le sue posizioni filovaticane. Timorosi di perdere ìl voto cattolico, sentendosi accerchiati da Casini e Storace, ma anche da Rutelli (che si dice imposto al Campidoglio da Ruini in persona), i Berluscones hanno optato per l’abbraccio mortale con la Chiesa: è talmente forte l’influenza della Cl all’interno dei Pdl, che la portavoce dei Family Day Eugenia Roccella fa la figura dalle mangia preti. Anche per questo, il Pdl non è la casa del vero liberale.
Non lo è, però, nemmeno il Pd di Walter Veltroni, del quale non è chiara ne la collocazione economica, ne quella economica. Per capirlo, forse, bisognerà attendere il termine di alcuni duelli epici, vedi Binetti vs Pannella o Calearo vs lchino. E poi il Pd è sempre una diretta emanazione dei vecchio partito comunista, quello dove lo statalismo lo faceva da padrone, e non è nemmeno così scontato che le scorie no global siano rimaste tutte all’interno della Sinistra Arcobaleno.
Nel frattempo, Veltroni si da al Risiko e per annettere il Veneto, promette in caso di vittoria un ministro dei Nord-Est. Di questo passo, non gli basteranno trenta ministeri. Ma questo è quanto e per il liberale (e non solo per lui) la strada che si apre è quella dell’astensione. Certo, una alternativa esiste, visto che come si legge nel sito ufficiale - "il simbolo e le liste autonome del PLI ritornano, dopo anni di assenza, sulla scheda elettorale di Camera e Senato. Ritenendo di fatto superate le coalizioni espresse dai vari laboratori politici che a danno dei cittadini da quasi due decenni si alternano nel malgoverno del nostro Paese il PLI ha accettato la sfida di creare, per la prima volta in Italia, un viatico liberale: una terza via per porre fine al duopolio deleterio del centro destra e del centro sinistra". E` chiaro, però, che con tutto il rispetto per De Luca, l’italiano - per mentalità intrinseca - è poco attratto da chi parte sconfitto. Tant`è che lo stesso "PLI è conscio della difficile sfida intrapresa ma altresì è fiducioso della capacità di scelta dei cittadini italiani che sapranno di certo porre lo sguardo verso il futuro scegliendo una forza politica in grado di liberare l’Italia dal giogo del populismo, dell’apparire, dello slogan e dell’incapacità".
Il PLI rimane comunque l’ultimo baluardo dei liberali. Altrimenti, come detto, c’è la strada dell’astensione, una strada che sembra piacere a molti, non solo ai liberali, se è vero (come anticipato ieri dal nostro giornale) che la quota degli italiani che il 13 e il 14 aprile non si recherà alle urne potrebbe aver superato il 25%. E su E-bay spuntano anche ì "non-voti" in vendita. La voglia di ridere, come vedete, all’italiano passa mai. Il liberale, però, di questi tempi ha ben poca voglia di scherzare. Non solo ha difficoltà a trovare qualcuno che lo rappresenti, ma oltre a questo danno deve subire anche la beffa dei Partito delle libertà. Un partito che ha la "libertà" nel suo nome, ma che non la applica nei suoi concetti basilari. Avendo per di più un leader che da un’interpretazione tutta propria alla parola libertà: lui fa quello che gli pare. E gli altri chissenefrega. E ai veri liberali non rimane altro che canticchiare `Il mio
canto libero" di Lucio Battisti: "In un mondo che, non ci vuole più...".




































