Fritz | Comments Off | Il Riformista – Nucleare italiano, corsa a ostacoli
giovedì, aprile 17, 2008 di Giovanni Battista Zorzoli (Il Riformista, 17/04/2008)
L`ex ambientalista cambia idea con coraggio e rimane lucido nell`analisi delle difficoltà attuali
Con il suo “Tornare al nucleare?” Chicco Testa si iscrive fra le non molte persone che in Italia hanno il coraggio di dire «ho cambiato radicalmente opinione» e solo in parte lo attribuiscono al «mutato contesto», ammettendo a chiare lettere di essersi sbagliate. Basterebbe questo motivo a rendere il volume meritevole di attenzione, ma le argomentazioni addotte, mai banali, mi spingono a privilegiare gli approfondimenti di merito rispetto al tema, tutt`altro che marginale, dell`etica della responsabilità.
A lettura conclusa la mia prima reazione è stata: si tratta di un libro molto simile a quello che sullo stesso tema scrissi ventidue anni fa, anche se diverso nella forma; molto più agile quella di Testa, che va rapidamente al nocciolo delle questioni senza i ghiribizzi accademici di cui, malgrado gli sforzi per liberarmene, continuo a soffrire.
Un libro, però, che negli stessi termini oggi non scriverei più. In parte per un cambiamento epocale che Chicco menziona, ma poi lascia cadere: la liberalizzazione dei mercati elettrici penalizza gli impianti nucleari, rendendo impraticabile o troppo oneroso il loro project financing, a meno di ricorrere alla soluzione finlandese, con un gruppo di industrie consumatrici che si impegnano ad acquistare per dieci anni l`energia prodotta a un prezzo definito. Soluzione che può valere per qualche impianto, non come norma. In altri termini delle due alternative in grado di contrastare l`effetto serra evitando l`uso dei combustibili fossili per produrre elettricità, quella che punta sulle rinnovabili è "oggi" penalizzata economicamente, mentre il nucleare lo è finanziariamente. Senza aiuti pubblici, in un mercato liberalizzato nessuna delle due procede con le sole proprie gambe. Non è infatti un caso che le nuove installazioni nucleari, come ricorda anche Testa, si verifichino quasi tutte in paesi dove tale mercato non esiste (anche in Finlandia lo stato è intervenuto, accollandosi gli oneri dello smaltimento delle scorie radioattive e del decommissioning).
La seconda ragione per cui non scriverei più un libro così, discende dagli sviluppi scientifici e tecnologici in corso per quel che riguarda il fotovoltaico. Rischio una previsione (per altro condivisa da importanti banche d`investimento): in paesi con la nostra insolazione fra al massimo cinque-sette anni l`integrazione del fotovoltaico nell`edilizia sarà competitiva e per la fine del prossimo decennio lo stesso si verificherà per gli impianti a terra (del tipo a concentrazione). Fare il calcolo di quanto lo sviluppo del fotovoltaico ci costerà in termini di incentivi di qui al 2020, supponendo che rimanga sempre non concorrenziale, ne amplifica quindi in misura eccessiva l`impegno finanziario (che, sia detto fra parentesi, si è sempre utilizzato per consentire il decollo di tecnologie d`avanguardia).
Considerazioni analoghe si potrebbero fare sull`utilizzo di biomasse ricavate da soluzioni avanzate di Short Rotation Forestry, il che riequilibra le prospettive energetiche per il futuro, senza per questo togliere validità alla posizione di Testa sull`improponibilità di scenari che prevedono vincitori assoluti e perdenti altrettanto assoluti.
Pur ritenendo l`opzione nucleare irrinunciabile per un`efficace contrasto dell`effetto serra, con molto realismo Testa non nasconde gli ostacoli che in un paese come il nostro si frappongono al ritorno del nucleare, rendendolo di fatto impraticabile. Li condivido tutti, in particolare l`assenza oggi in Italia di una struttura di dimensioni e competenze adeguate per valutare il rispetto da parte di un impianto nucleare dei criteri di sicurezza e di protezione ambientale, anche se i tempi da lui previsti per rimetterla in piedi (tre - quattro anni) mi sembrano alquanto ottimistici. Meno ancora convince la proposta di sottrarre tale struttura all`Apat, cioè alla sorveglianza del ministero dell`Ambiente, perché «troppo politicizzato», per affidarla alla presidenza del Consiglio: per quale arcana ragione questa sarebbe meno politicizzata?. Come ho scritto sulla Staffetta quotidiana quando il 17 dicembre scorso la medesima proposta venne avanzata dall`Associazione Italiana ucleare, «nasce quindi il legittimo sospetto che il significato autentico della soluzione istituzionale proposta... sia quello di sottrarre a un organo afferente al ministero dell`Ambiente la verifica della sicurezza e della compatibilità ambientale di un progetto di impianto nucleare. Se così fosse, saremmo in presenza di una furbizia dalle gambe corte, simile ad altre che in passato hanno tentato, senza successo, di aggirare gli ostacoli frapposti allo sviluppo del nucleare».
Fatte queste precisazioni, mi sembra giusto sottolineare la piena sintonia con il messaggio avverso a ogni ideologismo che pervade il volume. Un approccio critico che non conduce in un mondo in cui tutte le vacche sono grigie, ma, al contrario, obbliga a considerare quanto la realtà sia variopinta e come tale vada analizzata, se si intende migliorarne il cromatismo sul serio e non soltanto a parole.
Approccio che trova conferma nella qualità dei dati e delle informazioni forniti. Da vecchio professore non ho perso il vizio di leggere libri come quello di Chicco armato di una virtuale matita rossa e blu. Devo confessare che non ho mai dovuto usarla.
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