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    Avvenire - Quella corsa sospetta a giudicare gli italiani

    di Elio Maraone (Avvenire, 20/05/2008)

    C'è qualcosa di nuovo e di poco edificante, sul fronte occidentale. La Spagna del premier socialista José Luis Zapatero ha attaccato a più riprese sia il nostro governo sia il suo capo, Silvio Berlusconi. E l`Europarlamento discuterà oggi, con procura straordinaria, su iniziativa del gruppo socialista, della situazione dei rom, in particolare per quanto riguarda l`Italia. Ora Madrid tenta di minimizzare, lo stesso Zapatero smentisce che esista un partito preso contro l`Italia, ma tono e contenuto degli attacchi restano sgradevoli.

    Prima la vicepremier Maria Fernandez de la Vega ha condannato l`operato «razzista e xenofobo» del nostro esecutivo, poi il ministro del Lavoro e dell`immigrazione, Celestino Gorbachon, ha accusato l`Italia di «concentrarsi più sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno» immigrazione. Le sortite dei due ministri, molto sorprendenti dopo decenni di eccellenti relazioni fra Madrid e Roma, possono trovare una spiegazione interna ed una esterna. La prima, e forse la più rilevante, va cercata nel desiderio di Zapatero (è inverosimile che i due ministri citati abbiano agito senza consultarsi con il premier) di riguadagnare il favore del proprio elettorato di sinistra, irritato per l`indurimento di una politica dell`immigrazione che, soprattutto negli ultimi due anni, aveva già adottato la mano pesante, e talvolta pesantissima, con gli immigrati clandestini. La nomina a ministro dello stesso Gorbachon, noto per la sua rigidità, la propensione ad appoggiare in sede europea la restrizione dei diritti individuali per gli stranieri, l`espulsione implacabile di decine di migliaia di persone, l`introduzione di leggi che favoriscono il «ritorno volontario» in patria degli irregolari e prevedono l`allungamento dei tempi di internamento per i clandestini, insomma tutto questo ha provocato critiche da sinistra.

    Sembra dunque probabile che, dopo aver difeso nelle scorse settimane la propria politica, Zapatero abbia fatto attaccare il governo italiano, presentandosi come il difensore dei diritti umani in un quadro di misure anche molto severe, ma, secondo lui, eticamente inattaccabili. La seconda spiegazione dell`offensiva anti-italiana va cercata, crediamo, nel rapporto con l`esterno, secondo un pregiudizio
    ideologico che scade anche nel personale. E qui rientra l`iniziativa in sede Ue, dato che a promuoverla è stato il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, già protagonista di un violento scontro con il premier in occasione dell`avvio del semestre italiano di presidenza europea nel giugno 2003. La ministra spagnola per le Pari opportunità, Bibiana Aldo, ha detto per esempio che non esiterebbe «a pagare uno psichiatra per Berlusconi» (reo di aver definito «governo rosa» l`esecutivo di Zapatero). Ma più di questa e altre intemperanze isolate conta il coro di politici ed editoralisti che in questi giorni si sta esibendo contro il governo italiano.

    Dato che è insediato da pochissimo, e che le sue scelte anche in tema di immigrazione sono al momento soltanto ventilate, abbiamo il fondato sospetto che quel coro canti intonandosi al pregiudizio anti-berlusconiano. Fatto non nuovo in Europa, ma che diventa specialmente discutibile in quanto si presenta in forte ritardo rispetto all`anti-berlusconismo di altri Paesi, muove dall`ultima roccaforte di uno schieramento ideologico sconfitto nel resto del continente, e sembra non tener conto del principio di non ingerenza nelle scelte politiche di altri Paesi, nonché del dovere di favorire la crescita della coesione europea, invece che rallentarla con gratuite polemiche. La crisi che si profilava fra i due Paesi nel frattempo sembra rientrata, e appare impensabile che Zapatero voglia davvero farne esplodere una. Ma dall`episodio si può ricavare almeno una lezione: fatta salva la libertà di critica, nessuno può ergersi a supremo giudice di tutto ciò che, secondo lui, non va bene nell`Unione europea.


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