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    Il Sole 24 Ore - Il valore simbolico di Napoli per la credibilità del Governo

    di Stefano Folli (Il Sole 24 Ore, 20/05/2008)

    Si è detto che Silvio Berlusconi sbaglia a pretendere la riunione a Napoli del Consiglio dei ministri, previsto per domani. Che esistono problemi logistici, di sicurezza, di organizzazione. Che farebbe meglio a restare a Palazzo Chigi e da lì approvare i primi concreti provvedimenti del suo governo.

    Non è così. Il presidente del Consiglio ha il dovere morale di recarsi nella città partenopea. Per almeno due ragioni. La prima è che lo ha promesso pìù volte, e con una certa solennità, durante la campagna elettorale. Ha dato a questa convocazione un particolare valore simbolico e sarebbe stato assurdo dimenticare l`impegno. La seconda è che il problema irrisolto della spazzatura nelle strade rappresenta, potremmo dire, l`alfa e l`omega della nostra recente vicenda nazionale.

    La questione ha avuto un peso straordinario nel risultato del 13 aprile. Ha contributo in misura forse decisiva a logorare l`immagine della vecchia coalizione prodiana, senza che poi il Partito democratico veltroniano riuscisse a spezzare il sortilegio. Non aver voluto (o potuto) dare un segno di reale «discontinuità» rispetto alla gestione Bassolino-Jervolino a Napoli, è uno dei motivi non secondari per cui il Pd è apparso poco credibile sia al Nord sia al Sud.

    Quindi il simbolismo dei rifiuti abbandonati ha segnato la fine dell`esperienza di Prodi, ha impedito a Veltroni di decollare e oggi pone Berlusconi di fronte a una responsabilità ineludibile. Come egli stesso ha compreso da tempo. Il governo di centro-destra ha di fronte a sé un orizzonte temporale piuttosto ampio e nessuno ritiene che i problemi nazionali debbano essere affrontati tutti nei primi tre mesi. Eppure il presidente del Consiglio è consapevole che la spazzatura di Napoli è lì, come una subdola spada di Damocle pronta a demolire la credibilità del suo governo come ha distrutto le buone intenzioni del centro-sinistra. Da oggi il tema napoletano riguarda solo ed esclusivamente Berlusconi. Dopo il 13 aprile non può più essere speso l`argomento secondo cui la responsabilità ricadeva su Prodi e gli amministratori locali. Gli amministratori per la verità sono sempre gli stessi e hanno ripreso a denunciare la camorra, eccellente alibi collettivo. Ma il premier adesso è di fronte alla salita e sa che d`ora in poi quei sacchi per le strade, a rischio di epidemie, saranno imputati a lui.

    Ne deriva che il Consiglio dei ministri deve riunirsi senza dubbio a Napoli. Ma per annunciare misure tempestive in grado di rassicurare gli italiani che l`emergenza viene affrontata con nuovo vigore. Sarebbe un grave errore restare nel generico o dare l`impressione che il governo Berlusconi non ha qualche idea nuova, più dinamica e soprattutto più efficace rispetto alle decisioni prese da Prodì.

    Del resto, è bene non dimenticare che l`Esecutivo di centro-destra è già sotto pressione in Europa. La luna di miele riguarda forse l`Italia e il rapporto piuttosto blando con l`opposizione interna. Ma sul piano europeo è evidente che l`Italia di Berlusconi è trattata con la solita diffidenza. Il «pacchetto sicurezza» è oggetto di sospettoso dibattito nel Parlamento europeo - su iniziativa socialista per quanto riguarda il trattamento dei nomadi. E il premier spagnolo Zapatero parla (o meglio, lascia parlare i suoi ministri) come se egli fosse il vero capo dell`opposizione in Italia. Il che è funzionale alla strategia d`immagine del governo di Madrid e del suo leader, ma crea un singolare corto circuito nell`Italia dialogante.


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