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    martedì
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    Il Sole 24 Ore - Una politica ecologica del sì

    di Stefania Prestigiacomo * (Il Sole 24 Ore, 20/05/2008)

    Caro direttore,
    il 13 maggio sul Sole 24 Ore Guido Gentili ha rimpianto il mancato accorpamento del ministero dell`Ambiente a quello delle Infrastrutture, scelta che poteva essere «una vera rivoluzione». E mi ha chiesto di render chiaro il profilo della politica per lo sviluppo eco-liberale.

    Io credo che non sarebbe stato opportuno accorpare l`Ambiente con altri dicasteri; concordo invece in pieno con l`esigenza di chiarezza.

    Ritengo infatti che ricondurre le questioni ambientali, in tutta la loro complessità, a una semplice pertinenza delle Infrastrutture sarebbe stato il risvolto speculare di quella "politica dei no" che anche io non condivido e gli elettori, mi pare, hanno condannato, cancellando i Verdi dal Parlamento.

    La questione ambientale non può, a mio avviso, essere relegata a effetto collaterale delle altre politiche del "fare". È una posizione che mi sembra riduttiva in tempi in cui la comunità internazionale si interroga seriamente su cosa le economie industrializzate e quelle in via di (galoppante) sviluppo, possono fare per contribuire alla salute del nostro pianeta.

    La saldatura avvenuta fra questione ecologica ed energetica ha posto le politiche ambientali al centro dell`agenda internazionale e ha trasformato l`esigenza dello sviluppo sostenibile da slogan minoritario in chiave di volta del nuovo modello di sviluppo mondiale.

    La mia prima trasferta internazionale sarà nei prossimi giorni a Kobe in Giappone per il G-8 sull`ambiente. Un G-8 che il prossimo anno avremo l`onore e la responsabilità di organizzare in Italia. Non credo che in questa prospettiva derubricare l`ambiente sarebbe stata la migliore delle scelte.

    Il nostro Paese ha poi la peculiarità di dipendere quasi totalmente dall`estero per l`energia. Puntare su fonti energetiche alternative e rinnovabili, se il prezzo del petrolio continuerà a crescere come tutto lascia credere, da noi più che un`opzione sarà una necessità. E bisogna far presto perché altrimenti, in tempi relativamente brevi, il costo dell`energia in Italia, già elevato rispetto ai Paesi concorrenti, sarà tale da rendere le nostre produzioni economicamente improponibili sul grande mercato globale.

    La specificità energetica italiana ci pone, inoltre, dinanzi all`esigenza di intervenire su tutte le leve del problema con un`assunzione di responsabilità che deve essere collettiva e istituzionale ma anche individuale. Penso all`imperativo del risparmio energetico in tutte le sue forme, dalla raccolta differenziata dei rifiuti, alla mobilità personale, alle soluzioni per l`edilizia (dalle case "a impatto zero", alla scelta dei pannelli fotovoltaici sul tetto delle villette a schiera), dal limite ai sacchetti di plastica al supermercato, ai flaconi di detersivo ricaricabili, alle bottiglie in vetro piuttosto che in pet.

    Credo quindi che si debbano avviare politiche ambientali capaci di dire sì, ma anche come. Politiche capaci di progetto. Progetto energetico, di tutela, ma anche di comportamenti virtuosi diffusi, e culturale. Progetto da condividere con la società civile e con il mondo imprenditoriale.

    Il programma di governo del Pdl indica già chiaramente alcune scelte a breve, medio e lungo termine: «Incentivi alla diversificazione, alla cogenerazione, all`uso efficiente di energia, alle fonti rinnovabili: dal solare al geotermico, dall`eolico alle bioniasse, ai rifiuti urbani; realizzazione dei rigassificatori già autorizzati; partecipazione ai progetti europei dienergia nucleare di ultima generazione» .

    Ciò detto, da "eco-liberale" quale mi sento, ritengo che termovalorizzatori e rigassificatori, strade e autostrade, ponti (e penso soprattutto, da siciliana, al Ponte per eccellenza, quello sullo Stretto di Messina) vadano fatti, trovando le soluzioni meno invasive, facendo tutte le verifiche e le analisi ma in tempi definiti, che diano a chi programma un investimento la certezza di una decisione, quale che sia, entro una data precisa e ravvicinata. Il che vuol dire anche ripensare i meccanismi di governance delle decisioni strategiche nazionali perché se c`è stato l`ambientalismo del no, c`è anche, ed è fortissimo, anche il localismo del no.

    Le infrastrutture sono essenziali. Ma devono essere al servizio delle risorse del Paese, devono consentirne e agevolarne la valorizzazione. E sappiamo tutti che la più grande, non replicabile, esclusiva risorsa italiana è lo straordinario mix di storia, cultura, paesaggio e ambiente.

    Una risorsa molto ecologica, molto sostenibile, che sarà la nostra ricchezza (se sapremo tutelarla e farne sempre più volano di sviluppo) anche dopo che sarà stata estratta anche l`ultima goccia di petrolio dal ventre della terra.

    * ministro dell`Ambiente


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