Fritz | Comments Off | L'Opinione - Il ruolo dei liberali nel PdL
mercoledì, maggio 21, 2008 di Paolo Di Muccio (L'Opinione, 21/05/2008)
Come dare più voce ai liberali del PdL e più forza alle idee liberali all’interno del PdL. Questo lo scopo comune dei partecipanti al convegno di Montesilvano organizzato dall’associazione La Parte Liberale del PdL, fondata da Arturo Diaconale, Davide Giacalone e Marco Taradash. Molte strategie e strumenti sono stati proposti e discussi. Le opinioni in merito sono state diverse e a volte discordanti. La contrapposizione principale è stata quella riguardante l’opportunità di una coordinazione tra i politici liberali del PdL e la necessità di una organizzazione della militanza. In altre parole, detto con dalemiana franchezza, riguardo l’opportunità di una corrente liberale all’interno del PdL. Contrari alla corrente si sono espressi gli ex-radicali Daniele Capezzone e Benedetto Della Vedova, così come il coordinatore abruzzese di FI Andrea Pastore. Favorevoli invece Alfredo Biondi, in rappresentanza anche di Raffaele Costa, Alessio Di Carlo, organizzatore dell’incontro, e Gionata Pacor, membro del direttivo dei Riformatori Liberali. Posizioni articolate hanno assunto Marco Taradash e Arturo Diaconale. Per chiarezza e sinossi, abbiamo riassunto le loro opinioni nello schema di seguito.
PROMOTORI
Arturo Diaconale: “In Italia si è ormai formata una galassia liberale viva e forte, costituita da soggetti politici, associazioni, editori, gruppi e reti, che purtroppo difettano di un disegno organico e di una strategia comune, i quali ne aumenterebbero sensibilmente la già significativa influenza politica. Ovviamente l’optimum sarebbe un coordinamento generale dei liberali, ma purtroppo questo porrebbe immediatamente il problema di quali principi e regolamenti adottare per tale coordinamento. Stessa cosa si può dire della militanza politica, che richiede regole e organizzazione. Dovremmo però almeno tentare di collegarci stabilmente, e di coordinare le singole iniziative politiche. Altrimenti continueremo ad essere ingenuamente percepiti e maliziosamente rappresentati come deboli e divisi, forse proprio perché noi stessi non siamo consapevoli della nostra forza”.
Marco Taradash: “È vero che non abbiamo bisogno di correnti o costituenti liberali. Necessitiamo però di luoghi di incontro e occasioni di partecipazione alla formazione del PdL e alla sua futura vita politica. Soltanto con la partecipazione attiva della base è possibile evitare la stagnazione di un partito in cui la classe dirigente, scelta dal leader carismatico, finisce paradossalmente per ostacolarlo proprio perché non gli trasmette il sostegno della base stessa. Questo convegno è emblematico perché testimonia l’ansia di partecipazione democratica dei liberali del PdL, troppo spesso disattesa negli ultimi anni. È necessario ricominciare a fare politica. Bisogna continuare a incontrarsi e discutere per organizzare e coordinare le iniziative politiche liberali”.
FAVOREVOLI
Alfredo Biondi: “Ritengo essenziale che il PdL non prescinda da una componente liberale attiva e non sottomessa. Aggiungo che l’adesione coinvolge anche gli amici della Consulta Liberale. É opportuno in autunno realizzare una costituente liberale che aggreghi anche la Casa del Cittadino di Costa e altri gruppi disponibili a un impegno comune.”
Alessio Di Carlo: “Correre ognuno per sé, senza alcuna coordinazione, è autolesionistico perché diminuisce l’efficacia della nostra azione politica. Non dobbiamo dimenticare che il PdL è ancora nella sua fase costituente e che quindi abbiamo la possibilità di plasmarlo, indirizzandolo in senso liberale. Chi è contro il coordinamento dei liberali e l’organizzazione della militanza sembra essere motivato più da oscure paure che da argomenti razionali. Le altre componenti ideologiche del PdL ci sono e sono organizzate. Perché noi no?”
Gionata Pacor: “Se non torniamo a organizzare la militanza dei nostri simpatizzanti corriamo un serio rischio: i liberali che non trovano spazi di partecipazione nel PdL prima o poi arriveranno alla conclusione che nel PdL non c’è alcun posto per loro. Le conseguenze della nostra mancanza di iniziativa sarebbero gravi perché in un partito con democrazia interna, come potrebbe diventare il PdL, non è solo il vertice a scrivere le regole e a determinare la rotta politica generale”.
CONTRARI
Daniele Capezzone: “Non credo che nel percorso di nascita di un nuovo soggetto politico i liberali debbano costituirsi in parte rispetto al tutto. Ciascuno, in una casa da costruire, deve ambire non ad occuparne una stanza, ma a far circolare le proprie idee in tutta la casa. Più che ragionare su quello che si è, ci si dovrà concentrare sul fare, evitando il più possibile distinzioni preventive legate alla propria identità o alla propria provenienza. Non dobbiamo farci imprigionare in etichette”.
Benedetto Della Vedova: “In un partito deideologizzato come il PdL non è necessaria una coordinazione politica dei liberali. Anzi, costituire correnti liberali può essere pericoloso e destabilizzante. Il luogo della militanza politica dei liberali esiste già ed è il PdL stesso. Sono invece importanti strumenti di cultura politica come i think tanks e le fondazioni. Dobbiamo competere sul piano delle idee nel mercato delle iniziative politiche.
Dobbiamo costituire una polarità liberale che aggreghi non tutti i liberali ma chiunque ci sta sulle singole iniziative liberali. Non contano le persone ma le pratiche. Del resto non è attorno alle identità che si plasmano i grandi partiti maggioritari occidentali, bensì attorno a leader carismatici che ne determinano la piattaforma programmatica e l’agenda politica”.
Andrea Pastore: “Buona parte della classe dirigente di FI è liberale. FI è già un partito liberale di massa. Il problema è semplicemente quello di cercare di far sì che il PdL sia sempre più un partito liberale di massa”.
Fritz | Comments Off | 














