Fritz | Comments Off | La Repubblica - Libano, via libera al nuovo presidente
giovedì, maggio 22, 2008 (La Repubblica, 22/05/2008)
Accordo per un governo di unità nazionale, potere di veto a Hezbollah. Il capo dello Stato sarà il generale Suleiman.
Una nuvola di palloncini bianchi s`è levata, ieri, sul cielo di Beirut dopo che un accordo tra maggioranza e opposizione per porre fine alla crisi politico-istituzionale che per 18 mesi ha paralizzato il Libano era stato raggiunto a Doha, con la mediazione del Qatar.
Anche se la comunità internazionale esulta, ad eccezione del cauto commento americano, «un primo passo», l`accordo premia nettamente la tattica aggressiva e tenace degli Hezbollah e dei suoi alleati di scorta, gli sciiti laici di Amal e i cristiani dell`ondivago generale Aoun. Mentre penalizza ulteriormente la maggioranza antisiriana, sunnita e maronita, sconfitta dallo scontro al limite della guerra civile esploso la settimana scorsa (82 morti, in gran parte sunniti).
Simbolicamente, l`opposizione, come ha annunciato lo speaker del parlamento, Nabih Berri, singolare figura di guardiano delle istituzioni e capopopolo a un tempo, ha accettato di togliere l`assedio al palazzo del potere, il Serraglio, sede del governo, e il Parlamento, assedio che dal novembre scorso aveva impedito l`elezione del presidente. Così, domenica prossima, con sei mesi di ritardo rispetto alla scadenza istituzionale, il Libano avrà un nuovo presidente: il Capo di Stato Maggiore dell`esercito, generale Michel Suleiman, cristiano maronita, cui era già andato il favore di tutte le fazioni.
In questi mesi di crisi, insanguinata da una catena di omicidi eccellenti che hanno anch`essi contribuito alla paralisi e fatto discendere sul Libano una cappa di terrore, Suleiman s`è imposto come un comandante dell`esercito politicamente neutrale. Anche troppo neutrale, se si pensa che quando dieci giorni fa ha ricevuto l`ordine dal flebile premier Siniora di eseguire le decisioni del governo che avevano provocato la reazione sproporzionata degli Hezbollah, Suleiman ha preferito trattare. Anche la stessa occupazione del centro di Beirut da parte dell`opposizione è andata avanti senza che l`esercito intervenisse mai per ristabilire l`ordine.
L`accordo segna la fine della stagione politica di Fuad Siniora, il premier che s`è ritrovato schiacciato tra le bombe israeliane del luglio-agosto del 2006 e l`aggressività degli Hezbollah. Nascerà un governo di unità nazionale in cui il Partito di Dio, con i suoi 11 rappresentanti concordati, avrà il sospirato potere di veto. Insomma, una maggioranza che non potrà governare se non con il consenso dell`opposizione. Un pasticcio. E così fino alle politiche del 2009.
(a. st.)
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