Il Giornale – Alla giustizia va Alfano, un nome nuovo per il ruolo più spinoso
di Alessandro Caprettini (Il Giornale, 08/05/2008)
Agrigentino, 37 anni, laureato in Legge, è stato il più giovane deputato regionale siciliano. Quando Miccichè lo portò adArcore Berlusconi lo volle come suo segretario particolare
Assieme agli ex governatori della Puglia Raffaele Fitte e della Sardegna Mauro Pili, faceva parte della «cucciolata d`oro» di Forza Italia (di cui ancora parecchi come Maurizio Lupi o Guido Crosetto sono in attesa di inevitabile decollo). Quelli che si erano diligentemente messi in fila dietro i Miccichè, i Galan, i Formigoni e che ora vengono spinti in prima linea.
Certo che lui, Angelino Alfano, siciliano di Agrigento, 37 anni lo scorso ottobre, un salto così importante non se lo aspettava proprio: da coordinatore di Forza Italia in Sicilia alla scrivania di via Arenula. «Pensavo di scendere al secondo piano e invece l`ascensore mi porta su fino all`attico...», ha confessato qualche giorno fa agli amici, non nascondendo di avere una certa paura «di precipitare».
Già. Perché il ministero della Giustizia, mica è una nocciolina da inghiottire beato. C`è la Anni, c`è il Csm, ci sono pm e sostituti che ringhiano spesso e volentieri a chi chiede loro di limitarsi a far la guardia senza invadere i terreni altrui. Mastella dall`esperienza è uscito – ahilui - semipolverizzato. Ma anche chi lo precedette nella poltrona di Guardasigilli tanto di centrodestra che di centrosinistra - si è trovato a sdraiarsi in un letto dì spine su cui neanche il più esperto dei fachiri riuscirebbe a restare illeso. Alfano scuote le spalle: «Se dovrò farlo – ha fatto sapere m`impegnerò appieno per una pacificazione col mondo della magistratura».
Possibilità non gli mancano. Uomo calmo e cauto, toni soft, gran lavoratore. Frutto della scuola paterna (è figlio di un insegnante che nella Dc, dà fanfaniano, giunse a fare il vicesindaco di Agrigento), e di una attitudine al dialogo che ha praticato spesso e volentieri nel corso della sua già lunga attività politica. Iniziata come più giovane parlamentare dell`Ars (l`Assemblea regionale siciliana) e poi dipanatasi alla Camera, anche se poi fu il prescelto per curare l`attività di Forza Italia – mediando spesso tra il duo Schifanì-La Loggia e Miccichè e poi riuscendo a non far agitare troppo le acque con gli alleati, nell`isola, tanto da riuscire a evitare rotture traumatiche con Totò Cuffaro senza contare che spesso, negli ultimi tempi, era chiamato a offrire le sue «consulenze» a Berlusconi.
Il Cavaliere se lo vide portare ad Arcore da Miccichè e, a quanto narrano, ne fu colpito. Modi e dizione lo portarono a farne un po` il suo segretario particolare dal 2001. Una sorta di golden boy in Forza Italia che si riteneva avesse i numeri per arrivare a sostituire Bondi e Cicchitto e che tra l`altro è tuttora uno dei responsabili della costituente del Pdl. E invece, con Verdini al comando del partito, eccolo proiettato verso la poltrona di Guardasigilli.
Dicono non abbia esperienza in materia: in realtà non è proprio così. Laureato in Giurisprudenza a 24 anni alla Cattolica di Milano (una tesi in Diritto civile sui partiti politici), ha svolto un dottorato di ricerca sull`impresa e ha fornito la sua esperienza presso la cattedra di Diritto privato dell`Università di Palermo. Insomma, per nulla
uno sprovveduto. Con una connotazione in più e per nulla marginale per un Guardasigilli siciliano: era il 2005 e il nostro andò a urlare ai microfoni di Raidue: «La mafia fa schifo!».
Mica solo uno sfogo. Lui lo racconta di appartenere a una generazione che ha visto tanti, troppi delitti di mafia: era alle elementari quando ammazzarono Mattarella, alle medie quando fu la volta di Dalla Chiesa, all`Università quando Falcone e Borsellino furono spazzati via dal tritolo. Lo dicono più o meno tutti in Sicilia, anche esponenti politici della sinistra: se c`è uno che non ha a che fare con ambienti mafiosi (e che tra l`altro non è mai stato coinvolto neanche di sguincio in vicende giudiziarie) è Angiolino. Alfano, appunto.
Sposato, due figli, amante del mare (ha una casa sulle spiagge agrigentine), ma anche della montagna (fino ad ora non rinunciava alla settimana bianca), il futuro Guardasigilli è un cattolico convinto senza che questo lo porti ad assumere posizioni ultrà. Un moderato in tutto e per tutto con l`unica passioncella di vestire sempre con impeccabile aplomb. L`abito non farà il monaco, ma certo aiuta: in politica e nella vita.
Quanto gli sarà utile in via Arenula è da verificare. Ma Alfano, che pure è giudicato di specchiata modestia, non è tipo da timori reverenziali. Parla, discute, cerca di capire le ragioni degli altri ma dice chi ha lavorato al suo fianco in Forza Italia – quando si tratta di decidere, decide. Lo ha fatto anche in Sicilia quando Cuffaro si dimise. E lui si schierò con Schifani e La Loggia contro Miccichè che voleva subentrargli, accettando alla fine la candidatura di Lombardo.





































