Libero – Si è parlato abbastanza. E ora di lavorare
di Davide Giacalone (Libero, 08/05/3008)
Fine del toto ministri, se non altro per ingannare l`attesa durante il lungo tragitto dalle elezioni alla nascita del governo. Non m`appassiona, perché la partita vera si giocherà su un piano diverso, sul ruolo effettivo di Palazzo Chigi.
Il presidente del Consiglio, nel nostro sistema costituzionale, è debole nel rapporto con il Parlamento, mancando l`istituto della sfiducia costruttiva e dovendosi sopperire con continue richieste di fiducia all`inesistente inemendabilità della legge di bilancio. Era debole nei confronti deìpartìti, quando esistevano, perché non ha poteri di revoca nei confronti dei singoli ministri. In compenso è forte nel dare forma al governo, nel
chiedere che ciascuno s`adegui agli indirizzi programmatici, nell`essere la guida del Consiglio dei Ministri. Tali poteri sono stati raramente usati, solitamente considerati al pari dei pennacchi da parata, e l`idea stessa di "governo del presidente" si associa più all`immaginario autoritario che non al dettato costituzionale. Invece sarà questa la sfida decisiva.
Berlusconi è stato assai cauto, nel corso della campagna elettorale, ripetendo che i problemi sono seri e non c`è da aspettarsi miracoli. Tremonti è andato oltre, teorizzando l`impotenza governativa innanzi ai venti "mercatisti" che spazzano i mercati. Ma, a dispetto di tanta prudenza verbale, la vittoria del centro destra, complici le amministrative romane, è vissutacome epocale. Glielettori sono convinti di avere consegnato il potere nelle mani di Berlusconi, e poco importa che quel genere d`affidamento non ha alcun presupposto costituzionale. Le aspettative, sono grandi, superiori a quelle in passato suscitate dall`aver raccontato sogni agli elettori. Grandi speranze, clima supposto positivo, potere pieno.
Non ci sono più scuse od ostacoli, è l`ora del fare. Già, peccato che la realtà non è propriamente coincidente con quel che ci si vuole aspettare. Quando la ricchezza non cresce è più doloroso affrontare i conflitti sociali, e quando i concorrenti vanno più forte è difficile difendere le rendite senza penalizzare la collettività. Lo scompenso fra aspettative e realtà diventerà pericoloso se dei ministri dovessero prendere a polemizzare fra loro. Ci vorranno mano ferma e briglie corte.





































